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Cronaca Mirano

Pestò con un bastone e rapinò un bengalese: "badante terribile" finisce in manette

Una 61enne bulgara è stata arrestata dai carabinieri a Mirano, dove aveva di recente trovato occupazione. Nel 2011 con un complice si rese protagonista di una spedizione punitiva

Una spedizione punitiva in piena regola, con tanto di minacce di incendiare tutto, pugni e calci. Tra i membri del trio che nel 2011, secondo l'accusa, pestò un cittadino bengalese per indurlo a lasciare a loro la roulotte in cui dimorava da qualche mese c'era anche una 61enne bulgara. Una "badante terribile", a giudicare dai reati che le vengono contestati, che dal 2016 aveva fatto perdere le tracce di sé, dopo l'ordine di carcerazione nei suoi confronti emesso dall'Ufficio esecuzioni penali del Tribunale di Padova, con la richiesta di espiazione di una pena residua di 3 anni e 4 mesi. La signora è stata individuata dai carabinieri di Abano Terme a Mirano, in corrispondenza di un'abitazione privata dove la signora nei giorni scorsi aveva appena trovato occupazione. Sono quindi scattate le manette per tentata estorsione, rapina e lesioni, con trasferimento al carcere di Verona.

Pestaggio e minacce di morte

L'episodio che le viene contestato risale al febbraio 2011, quando un 39enne bengalese venne aggredito mentre si trovava in una roulotte posteggiata in un campo privato alla periferia di Abano Terme. Lì aveva trovato dimora da qualche mese, ma il trio di intrusi aveva deciso che il caravan sarebbe dovuto diventare loro. Avrebbero sfondato la porta, dopodiché la donna avrebbe pestato con un bastone lo sventurato, minacciandolo di incendiare tutto se non se ne fosse andato. Con lei, per essere più convincente, anche due contenitori di alcol, poi sequestrati dai carabinieri.

Poi anche la rapina

Lo straniero, terrorizzato, aveva tentato di fuggire, ma sarebbe stato bloccato e nuovamente preso a calci e pugni. Dopodiché i malintenzionati l'avrebbero rapinato di generi alimentari, medicinali e documenti personali. La badante, grazie alle indagini dei militari dell'Arma, era stata arrestata per poi tornare a piede libero 3 mesi più tardi. Fino ad arrivare alla condanna della Corte d'Appello del 2016 e al recente intervento delle forze dell'ordine. 

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