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Meningite, bimbo di due anni muore in campeggio a Cavallino

I genitori del piccolo erano arrivati dalla Germania sul litorale per una vacanza. Il decesso domenica. Profilassi per una quindicina di persone

Tragedia in un campeggio di Cavallino. Un bimbo che non aveva ancora compiuto due anni di età è morto nella notte tra domenica e lunedì per un attacco di meningite fulminante che non gli ha lasciato scampo. I genitori, arrivati da circa dieci giorni dalla Germania per trascorrere un periodo di vacanza al mare, visto che la febbre che aveva colpito il piccolo non scendeva, hanno deciso verso le 3 di notte di portarlo all'ospedale di San Donà. La madre, infermiera, aveva già somministrato alcuni farmaci al piccolo senza successo.

Una volta al pronto soccorso i sanitari hanno capito che la situazione era molto grave e che poteva trattarsi di meningite fulminante. In termini tecnici "setticemia da meningococco". Dopo poche ore, nonostante gli sforzi e un vaccino precedente, il bambino è deceduto. Lasciando nella costernazione i genitori. L'autopsia del piccolo verrà effettuata nei prossimi giorni per capire quale sia stato esattamente il virus che ha causato la tragedia.

Nel frattempo i medici del dipartimento di prevenzione dell'Ulss 12 hanno sottoposto a profilassi circa quindici persone. Alcuni bambini che hanno dichiarato di avere giocato nei giorni scorsi con la vittima e i vicini di piazzola, oltre naturalmente ai genitori della vittima. La struttura ricettiva di Cavallino ha una capienza di 1.200 turisti, tutti sono stati informati in varie lingue di ciò che è successo. Ora, come spiegano dall'Ulss 12, si è in una fase di "osservazione" che durerà tre o quattro giorni. "La situazione è sotto controllo - spiega il direttore del dipartimento di prevenzione dell'Ulss 12 dottor Rocco Sciarrone - I sintomi di una meningite sono rigidità nucale e febbra molto alta. In caso di problemi del genere rivolgersi al proprio medico di base". 

“Si tratta purtroppo di un caso sporadico letale di meningite meningococcica che, seppur raramente, si può verificare - spiega invece il direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss10, Luigi Nicolardi - La possibilità di contagio è estremamente remota. La permanenza del bambino in una struttura all’aperto come il campeggio infatti  limita molto la trasmissione del batterio ai familiari e alle persone vicine – continua l'esperto – inoltre i tempestivi interventi di prevenzione attraverso la somministrazione dei farmaci ai contatti, riducono ulteriormente il rischio di malattia”.

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