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Niente rancore per nonno Danillo: "Amava con tutto il cuore Davide"

Il giorno dopo la tragedia che ha visto perdere la vita abbracciati nel fiume nonno e nipote Spinea si stringe attorno alla coppia di genitori

Il giorno dopo la tragedia il paese è ancora attonito. Davide non tornerà più, dopo aver perso la vita abbracciato al nonno Danillo Giacometti in quel fiume di Lendinara, nel Rodigino. I punti di domanda si affastellano attorno a un'unica certezza: il 73enne amava con tutto il cuore quel bambino affetto da una malattia genetica. Cinque anni e tanti sforzi per imparare a muoversi. A parlare. Commozione lunedì mattina a Spinea, dove il bimbo risiedeva in una laterale di via Capitanio con i genitori.

Sono stati proprio loro a raggiungere in mattinata l'asilo Collodi che il piccolo frequentava: insegnanti e bidelle si sono strette attorno a quella madre e quel padre che hanno scoperto di aver perso il proprio figlio mentre domenica si trovavano a Perugia, a un congresso con tema proprio la malattia che aveva colpito Davide. I coniugi Giacometti sono anche stati ricevuti dal sindaco di Spinea Silvano Checchin.

Una coppia molto conosciuta nell'ambito del volontariato, anche per il suo attivismo per cercare di aiutare altre coppie alle prese con figli disabili. Fin dalla loro unione. A sottolinearlo è Don Antonio Genovese, attualmente parroco di Montebelluna ma per quindici anni punto di riferimento della parrocchia di San Vito e Modesto di Spinea, dove li ha sposati. In quella chiesa aveva anche battezzato il piccolo Davide. Secondo il parroco "erano i migliori genitori del mondo, i migliori che un bambino potesse sperare di avere". L'attenzione si sposta spesso anche su nonno Danillo: nessuno esprime rancore nei suoi confronti. Anzi, c'è chi si spinge ad affermare che quello di domenica sia stato semplicemente un gesto d'amore. .

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