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"Spolpa" l'azienda che finisce in bancarotta: evasione milionaria, fa la bella vita a Caorle

Denunciato un amministratore che ha tenuto le redini della società dal 2010, oltre a un prestanome. Si sarebbe intascato 700mila euro, tra auto di lusso, barche e moto d'acqua: le indagini sono partite proprio dall'osservazione del tenore di vita "esagerato"

Dichiara poco o niente, ma gira per Caorle a bordo di costose automobili come una Bmw e una Range Rover. Non solo, perché fra le sue "passioni" figurano una moto d'acqua e una imbarcazione da otto metri e mezzo ormeggiata nella darsena locale. Un lusso troppo sospetto per passare inosservato, tanto che inevitabilmente l'attenzione della guardia di finanza si è concentrata su di lui: è finito al centro delle indagini un imprenditore italiano sui cinquant'anni (ufficialmente residente in Austria, ma di fatto spesso dimorante nella località balneare) a cui sono contestati, tramite una società a lui riconducibile (ma intestata ad un prestanome) ricavi non dichiarati per quasi un milione e mezzo di euro, cinque milioni di costi indeducibili, Ires evasa per oltre un milione e settecentomila euro, trecentomila euro di Iva sottratta al Fisco, oltre un milione di euro di Iva non versata e un altro milione di euro distratti fraudolentemente a procedure esecutive già pendenti. Questo il bilancio finale degli accertamenti della tenenza della guardia di finanza di Caorle, su coordinamento della Procura di Pordenone, nei confronti di un'azienda specializzata in commercio di bancali in legno dichiarata fallita. Si contesta il reato di bancarotta fraudolenta. L'elenco di stranezze scovate nei bilanci dell'attività è lungo: ci sarebbero stati anche trasferimenti di contanti in violazione della normativa antiriciclaggio per quasi settecentomila euro, appropriazione indebita per altri settecentomila euro e occultamento delle scritture contabili.

Secondo quanto accertato dalle fiamme gialle, l'azienda si riforniva prevalentemente da intermediari dell'Est Europa, per poi vendere sul mercato nazionale. La società, dunque, secondo l'accusa sfruttava il regime fiscale dell’Iva comunitaria per acquistare da fornitori dell'area dell'Unione europea senza pagare l’imposta. Di più: si sarebbe intascata l'Iva pagata dai clienti, senza versarla allo Stato non presentando le dichiarazioni o omettendo il versamento.

Per aggirare i controlli, visto che l'azienda era già stata raggiunta da alcuni pignoramenti, l'amministratore della società avrebbe acceso un conto "fantasma" in Austria. Anche perché il suo conto italiano era già stato pignorato nel corso di una precedente operazione della Finanza. Sarebbe stato chiesto ai clienti di far confluire lì i pagamenti. Accertata anche una presunta appropriazione indebita da 700mila euro: sarebbe sempre stato l'amministratore dell'azienda a distrarre dai conti societari tale cifra nel corso degli anni, aggravando così la situazione della società e ponendola in condizione di non poter ottemperare ai propri obblighi verso il fisco e verso i creditori. Per questo motivo, nonostante l'azienda fosse in crisi, il suo amministratore avrebbe mantenuto un tenore di vita decisamente elevato: le fiamme gialle lo tenevano d'occhio già dalla fine del 2013, ma la situazione è venuta completamente a galla solo a partire dal 2015.

Le indagini si sono concluse con la denuncia sia dell'italiano che del prestanome dell'azienda, romeno, ritenuti responsabili di omesso versamento delle imposte, omessa presentazione della dichiarazione fiscale, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, appropriazione indebita e occultamento delle scritture contabili, oltre alla constatazione e alla segnalazione all’agenzia delle entrate delle relative violazioni tributarie, nonché alla contestazione delle violazioni amministrative alla normativa antiriciclaggio. Sono in corso ulteriori approfondimenti per stabilire se il caorlotto (a cui non è intestato nessuno dei beni che ha in uso) abbia disponibilità di proprietà all'estero, ma anche per verificare la possibiltà di sequestrare beni per equivalenza pur se intestati ad altre persone. La procedura continua.

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