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Banda rame in manette: sei arresti e tre tonnellate di cavi recuperati

Il blitz lunedì sera in un'abitazione di Ponte San Nicolò, nel Padovano, dove i moldavi stavano sbucciando i fili per poi fondere il metallo. Il furto il 9 settembre scorso in un'azienda di Marghera

Sorpresi a sbucciare cavi di rame, risultati rubati in un'azienda di Marghera, sei moldavi sono stati arrestati in flagranza dai carabinieri della stazione di Ponte San Nicolò con la collaborazione dei colleghi di Legnaro e del Nucleo operativo e Radiomobile della compagnia di Piove di Sacco.

ANDIRIVIENI E RUMORI SOSPETTI. Il blitz è scattato lunedì sera, intorno alle 22, in un'abitazione in via Monte Sabotino a Ponte San Nicolò, dove la banda stava alacremente "lavorando" per preparare alla fusione il prezioso "oro rosso", ben pagato sul mercato nero. Gli uomini al comando del capitano Enrico Zampolli si erano appostati all'esterno a seguito delle segnalazioni giunte in caserma dai vicini, che avevano notato, specie in orario serale, l'andirivieni di gente che si fermava ad armeggiare nel garage dell'abitazione, provocando un rumore di ferraglia. Ad incrementare i sospetti che si svolgesse qualcosa di poco lecito all'interno, il posizionamento di stracci per tappare le feritoie e renderle off limits ad eventuali occhi indiscreti.

LA REFURTIVA E GLI ARRESTI. Uditi dei suoni di natura metallica, i militari dell'arma hanno deciso di intervenire, facendo irruzione nel garage e sorprendendo il gruppo di immigrati dell'Est intento ad eliminare con adatta strumentazione "pelacavi" la pellicola in gomma da un ammasso di fili in rame. Privi della documentazione che attestasse la provenienza lecita del materiale, a seguito di accertamenti, le tre tonnellate di rame rinvenute nel garage sono risultate provento del furto subito lo scorso 9 settembre dalla ditta Impianti tecnologici srl di Marghera. Il metallo è stato restituito al legittimo proprietario e la strumentazione sequestrata. Per i sei moldavi, invece, sono scattate le manette con l'accusa di riciclaggio in concorso. Si tratta di un 34enne residente con moglie e figlia nell'abitazione collegata al garage di Ponte San Nicolò, più altri cinque connazionali, parenti ed amici, tutti nullafacenti, di 19, un paio di 22, quindi 23 e 41 anni.

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