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Venezia, barista serviva "fuori menu" il proprio sangue a ragazzini trevigiani

La vicenda viene raccontata dal Gris (Gruppo ricerca e informazione socio religiosa). Il gestore attirava in questo modo quattro giovani della Marca interessati al vampirismo

Il proprio sangue come esca per attirare dei giovani clienti incuriositi dal vampirismo. Un barista del Veneziano, conscio del fascino che sui più giovani possono avere sette e vampirismo, aveva deciso di organizzare una nuova forma di business per cerchie ristrette di "avventori". Quattro ragazzi trevigiani tra 17 e 18 anni con regolarità entravano nel bar e "gustavano" il sangue del gestore, servito in bicchierini da caffé.. La denuncia arriva dal Gris (Gruppo ricerca e informazione socio religiosa), un'organizzazione con sede a Roma e con una sezione anche veneta. Da anni l'organizzazione studia il mondo delle sette e del satanismo, arrivando a censire circa 35 associazioni religiose di questo tipo nella nostra regione, con trecento adepti. Un dato preciso, per ovvi motivi, però ancora manca.  

"Purtroppo quello del vampirismo è un fenomeno in rapida ascesa, alimentato ultimamente dal cinema e dalla televisione attraverso film e telefilm o da feste come Halloween. Dal vampirismo è poi facile passare in gruppi esoterici fino ad arrivare al satanismo, ai gruppi 'acidi' dove si consumano droghe di vario tipo o 'rossi' basati su pratiche sessuali", denuncia Giuseppe Bisetto del Gris, intervistato da Il Gazzettino.

"Il titolare era noto per essere un po’ stravagante - aggiunge - avvicinava i ragazzi che riteneva più abbordabili, e li avviava a queste pratiche vampiresche. Nel bicchierino ci metteva il suo sangue e poi lo faceva bere. Quando l'abbiamo saputo, siamo inorriditi: hai voglia a spiegare ai giovani i pericoli che si corrono entrando in contatto con il sangue altrui, la possibilità di prendere malattie come l'Aids o altro".

Gli studiosi del settore si incontreranno domenica in un convegno intitolato "Vade Retro", in programma a Treviso.
 

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