Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca San Marco / Piazza San Marco

Insula e barriere a tutela della Basilica, bloccate. Tesserin: «San Marco non ce la fa più»

La discussione in quarta commissione consiliare, mercoledì. Il Comune chiede al Provveditorato di realizzare contestualmente le manutenzioni alla piazza: «Non sprecare tempo e risorse». Immagini drammatiche dei danni dell'Acqua granda. Rogliani: «Appello a tutto il mondo per salvare questo patrimonio»

I mosaici danneggiati dall'Acqua Granda nella Basilica di San Marco

Slittano gli interventi a salvaguardia della Basilica di San Marco e della piazza, che dovevano iniziare proprio in questi giorni, per via del parere ancora contrario della Corte dei conti. Ne hanno discusso i tecnici del Comune, il primo procuratore di San Marco Carlo Alberto Tesserin, il proto, architetto Mario Piana, gli assessori e i consiglieri della quarta commissione riunita mercoledì mattina.

La manutenzione della piazza

Il Comune ha sollecitato il provveditorato affinché estenda l'area d'intervento sulla pavimentazione della piazza, devastata dallo svuotamento di sottosuolo a causa dell'acqua alta, contestualmente alla messa in sicurezza della Basilica con il progetto temporaneo di innalzamento delle barriere in vetro a tutela dalle maree. Il primo lotto degli interventi sui masegni, pari al 30-35% della superficie per la difesa idraulica, riguarda anche il sistema fognario sottostante per il drenaggio del terreno. Ma per i tecnici del Comune anche gli interventi su listoni e masegni rovinati, con i bordi rotti e interessati da innalzamenti o abbassamenti in alcuni punti, devono rientrare nei lavori previsti dal provveditorato, con un ridisegno generale delle pendenze, in modo da ridurre tempi e disagi. La competenza sulla manutenzione della piazza è comunale ma la difesa dalle acque alte sarebbe a carico del provveditorato alle opere pubbliche, e per l'amministrazione avrebbe più senso intervenire in maniera contestuale per non vanificare le sistemazioni effettuate: opere che valgono intorno ai 3 milioni di euro, ma i cui costi probabilmente sono aumentati e per questo la Corte potrebbe aver deciso di intensificare le verifiche.

L'appello del primo procuratore e del proto

L'appello in commissione per la parte riguardante la Basilica di San Marco è arrivato dal primo procuratore, Tesserin, che ha ribadito le ripercussioni drammatiche derivanti dai fenomeni mareali sempre più frequenti, dopo l'acqua granda di novembre 2019, il cui potere di distruzione «ha agito come un moltiplicatore. Dopo l'alluvione abbiamo denunciato che la basilica ha perso 20 anni della sua vita - ha affermato - L'acqua granda ha portato la solidarietà del mondo intero, ma la necessità di mettere in sicurezza la piazza e la basilica è impellente. Sono passati dall'acqua granda 450 giorni e non riusciamo più a fermare i danni prodotti quotidianamente dalla salsedine: trapela dai marmi, risale dalle colonne. Non fermiamo più le conseguenze con i bagni di acqua dolce. Siamo preoccupati per la mancanza di risposte immediate sul fare quello che occorre. I tempi sono dilatati. Abbiamo visto sprofondare la parte accanto all'altare maggiore, non fosse stato per la prontezza degli interventi l'avremmo persa. La basilica soffre come non mai. Non ci possiamo illudere che regga».

Il progetto delle barriere

Un intervento provvisorio, ha ribadito più volte il proto Piana, quelle delle barriere, che vanno alzate all'altezza di un parapetto (quindi oltre il metro per ragioni di sicurezza), attorno alla basilica e a difesa dell'insula di San Marco. Dalla sua realizzazione dipende la difesa dell'ingresso e del nartece, i punti più bassi (circa 64 centimetri) che fino a 2 anni fa finivano sott'acqua 180 volte all'anno in media, con gravissimi problemi di degrado e dissesto. Grazie a un nuovo progetto della procuratoria si è riusciti a difendere la basilica dalle maree fino a 85 centimetri perché sono state messe delle valvole in corrispondenza del gattolo di raccolta acque che si sviluppa attorno a tutto il perimetro della chiesa. Si possono chiudere e poi l'acqua si smaltisce con le pompe. Un lavoro che ha consentito di abbattere notevolmente i danni della marea all'ingresso e nel nartece. Ma solo fino a 85 centimetri. Ecco perché servono le barriere fino ai 130, sapendo che per il resto agirebbe il Mose, stando ai livelli attuali di innalzamento.

La difesa, come durante i bombardamenti delle guerre

Le barriere provvisorie in vetro (3,4 anni) del progetto approvato (con l'esecutivo ok ma mancante del definitivo), sono state disegnate per una tutela fino a 195 centimetri d'acqua (con altezza un metro e 10 circa, per motivi di sicurezza, paratoie metalliche per porte e finestre e copertura degli infissi a tenuta stagna), fino a che non verrà ultimata la messa in sicurezza di tutta l'insula marciana. Però sono state bloccate dai comitati di settore. Quindi c'è stata una modifica al progetto. «Riconosciamo che si tratta di un'opera limitata nel tempo, ma impattante. Ma anche tra le due guerre fu necessario proteggere in ogni modo, con puntellazioni e protezioni ben più visibili, la basilica dai bombardamenti - afferma Piana -. Si tratta ora di attendere finché l'insula di San Marco non sia completata (da parte dello Stato). L'allagamento, si tenga presente, arriva anche dal retro, dal rio della Canonica e dai sotterranei con la sacrestia: occorre proteggere anche le spalle della Basilica. Abbiamo bisogno che la protezione in vetro venga avviata al più presto». Il costo si aggira attorno ai 3 milioni, più 2,5 circa per l'insula. «Alla fine degli anni '90 - ricorda l'architetto Piana - era stata prevista un'opera muscolare di rimozione di tutta la pavimentazione per l'area di San Marco, compresi i gattoli, e l'impermeabilizzazione e la rimessa dei masegni. Ma ora l'ottica che prevale è quella della gradualità delle opere, con lavori meno impattanti di rimozione dei lastroni, e costi inferiori, attorno ai 2 milioni di euro: un terzo rispetto al progetto di 20 anni fa».

Le foto drammatiche dei danni

La commissione si chiude con una disamina dei danni, corredata da immagini drammatiche, causati dall'acqua alta dell'alluvione del novembre 2019. Colonne corrose, marmi aperti, fratture, cancellazione dei mosaici, crolli e fessure. Agli appelli di solidarietà per la salvezza di quest'opera patrimonio dell'umanità hanno risposto in tanti. Le mani pazienti di esperti e volontari hanno curato per mesi le ferite mortali della Basilica con fogli di carta e impacchi d'acqua dolce e ancora stanno operando per porre qualche rimedio. La consigliera 5 Stelle Sara Visman ha puntato il dito contro la perdita di tempo con pseudo progetti che non hanno sortito alcun effetto, mentre sono state sottovalutate esperienza e professionalità locali. La consigliera Francesca Rogliani ha proposto un appello mondiale a sostegno delle risorse necessarie a salvare San Marco e la Basilica. Il consigliere Renato Boraso ha criticato la lentezza della burocrazia e le risorse ferme al Mef (ministero dell'Economia e Finanze), augurandosi una velocizzazione se dovesse arrivare a guidare il paese l'ex governatore della Banca centrale europea Mario Draghi. E non sono mancati attriti, fra Boraso e Visman, per gli attacchi del primo agli esponenti del governo (appena caduto) 5 Stelle. «Inadeguati», ha detto lui. «Sono questioni vecchie di decenni», ha replicato Visman.

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