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Berlino, strage al mercato natalizio. Il testimone: "Sirene, paura e sguardi smarriti"

Lunedì un camion è uscito di strada uccidendo 9 persone a Breitscheidplatz, nella capitale tedesca. Decine di feriti, la festa diventa incubo: "La gente scappava, si rifugiava nei negozi"

L’area cinturata, le camionette della polizia, i mitra spianati. Sirene. Ancora ambulanze che si allontanano. E poi telecamere, giornalisti, persone qualsiasi che si guardano attorno con aria smarrita. Alcuni cercano di capire se lì in mezzo poteva esserci qualche amico o parente. Chiedono informazioni agli agenti o alle altre persone che si accalcano a pochi centimetri dal nastro che segna un limite invalicabile, oltre ci sono solo gli autorizzati. Sono passate poco meno di due ore dal momento in cui, lunedì sera, un camion è uscito di strada e ha investito diverse persone al mercato di Natale di Breitscheidplatz, davanti alla Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche di Berlino, in Germania. Ci sono almeno 9 morti e 50 feriti.

Lo sconforto e la paura negli sguardi della gente sono gli stessi degli altri episodi poi rivelatisi attentati terroristici. "Impossibile non pensare a Nizza - osserva Carlo, 29 anni, veneziano che vive a Berlino per lavoro - ma anche a Parigi o Bruxelles. Stavolta è successo qui, poco fa". Un altro possibile attacco, morti e feriti. Poche ore prima nello stesso posto tutto questo non c'era. C’era soltanto l’atmosfera delle feste natalizie. A Breitscheidplatz, nel quartiere di Charlottenburg, si tiene uno dei mercatini natalizi più popolari della città. È nel centro della maggiore zona commerciale di Berlino, quella di Kurfürstendamm, il corso che era il centro di Berlino Ovest, subito a sud dello zoo. “Potevo esserci io là in mezzo - continua Carlo - Ero stato ai mercatini venerdì sera. C’erano i chioschi, gli alberi di Natale, le luci. E i visitatori che camminavano nell’area pedonale, tanti turisti. Oppure sui marciapiedi”. Proprio come quelli che lunedì, appena tre giorni dopo, sono stati investiti dal camion.

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Non è ancora chiaro se si sia trattato di un incidente o di un attacco premeditato. Le analogie con quanto successo nel sud della Francia nel luglio scorso, però, saltano subito all'occhio. "Sapevo che sarebbe potuto succedere - prosegue Carlo - Ci sono stati attentati in molte delle più grandi città europee, siamo coscienti di essere in pericolo. Ma ovviamente non possiamo stare chiusi in casa. Appena ho saputo della notizia mi sono subito preoccupato per tutti gli amici che ho a Berlino, nel frattempo ho cominciato a ricevere messaggi a mia volta. Sia da loro che dai parenti e dagli amici in Italia. È stata una sensazione come di qualcosa di già visto, solo che stavolta è toccato a me. Sono io quello vicino ai luoghi del terrore".

"Abito in un'altra zona della città - racconta - Ma al momento del fatto ero a Charlottenburg. Ho sentito le sirene, ho capito che era successo qualcosa di strano. Poi ho ricevuto una chiamata, volevano sincerarsi che stessi bene. Mi sono avvicinato a Breitscheidplatz più tardi, c'era un'ampia zona cinturata. In un negozietto subito al di fuori dell'area di sicurezza ho sentito il proprietario raccontare che molte persone erano scappate in quella direzione e si erano rifugiate all'interno del negozio. Erano terrorizzate. Ma per il resto quando sono arrivato la situazione era abbastanza tranquilla, a parte i pattugliamenti della polizia. La gente girava normalmente per le strade della zona, la metro era regolarmente funzionante e la fermata dello Zoo aperta. Era chiusa solo una delle uscite che conducono all'esterno".

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