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La cooperativa Berti di Tessera ha portato i libri in tribunale

La ditta del comparto infissi e vetrocamera per edifici era rinata 5 anni fa dalle ceneri della srl. Il Covid ha dato il colpo finale. I soci hanno preferito arrendersi

La Berti di Tessera, archivio

Le macchine alla Berti di Tessera si sono fermate ancora. E il libri contabili sono finiti in tribunale. Era iniziata 5 anni fa la storia della società cooperativa dei lavoratori (Scl) Berti, l'11 novembre 2015. Vicenda di riscossa e rinascita di un'attività storica del territorio, sul punto di essere chiusa. Per i lavoratori, 22 di 46 persone ormai destinate alla cassa integrazione, dopo l'annuncio della famiglia di voler serrare i battenti della srl, l'idea di salvare la Berti era diventata una sfida. Macchinari funzionanti, ordini ancora da evadere, know how da investire e voglia di continuare. È così che per i soci, ex dipendenti, sono iniziate le trattative attraverso le parti sociali, gli enti e le istituzioni al fine di trasformare la srl in cooperativa e rilevarla, diventando imprenditori di se stessi. Ottenuto l'anticipo di 350 mila euro della mobilità e altri finanziamenti dalla Legacoop, dal fondo mutualistico, da Cfi (l'investitore delle centrali cooperative e del ministero dello Sviluppo economico) e dalla finanziaria regionale Veneto Sviluppo, nacque una delle prime esperienze di "workers buy out" nel territorio.

Il taglio del nastro, il 12 novembre 2015, fu segno di ripartenza, e negli anni in Berti erano stati assunti 5 lavoratori, mentre alcuni soci erano andati via. Un mese fa, circa, sono rimaste una quindicina di persone, e di lì a poco i macchinari sono stati fermati un'altra volta. I soci hanno alzato bandiera bianca e di fronte a difficoltà economiche ormai troppo pesanti, alle quali si è aggiunto il Covid, hanno ritenuto di non avere le capacità e le possibilità imprenditoriali per assumersi il rischio di continuare. La cooperativa è stata messa in liquidazione e poi i soci hanno deciso di dichiarare l'autofallimento. Ora l'ultima parola spetta al curatore fallimentare già nominato: Samuela Visentini. I soci, che per la legge sono anche lavoratori, inquadrati nel contratto collettivo nazionale del vetro, si sono rivolti alla Cgil per tentare di aprire una richiesta di ammortizzatori sociali, cioè la cassa integrazione straordinaria. 
 

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