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Rumori molesti dai padiglioni della Biennale, non c'è pace a Castello

L'opera sonora "Everything was forever, until it was no more" dell'artista Konrad Smolenski stava facendo impazzire gli abitanti del circondario

Negli anni i residenti di Castello ne hanno viste davvero di tutti i colori ai giardini di Sant'Elena, tra opere d'arte, polemiche e performance ai limiti dell'assurdo, ma questa volta la sopportazione dei cittadini si è esaurita. A scatenare le ire dei veneziani non sono state sculture invadenti o tele scandalose, quanto piuttosto la particolare performance sonora messa in piedi nel padiglione Polonia, che con i suoi rumorosi rintocchi e le sue inquietanti vibrazioni sta facendo impazzire tutto il circondario.

ARTE E DIPLOMAZIA – A togliere il sonno agli abitanti di Castello è l'opera “Everything was forever, until it was no more” dell’artista Konrad Smolenski, che, come si legge nella descrizione, sarebbe “una macchina sonora, evoca una reazione emotiva, un senso di inquietudine e di tensione”. Peccato che inquietudine e tensione ora le vivano anche i poveri cittadini veneziani. Per porre fine al fracasso è intervenuta la Biennale, la polizia municipale e l'assessorato all'Ambiente, ma il problema non è di facile soluzione: i padiglioni dell'Esposizione Internazionale, infatti, sono extraterritoriali e sono liberi di gestirsi come preferiscono, tanto che fino a martedì la risposta dei curatori polacchi è stato un secco diniego, anche davanti alle 120 firme raccolte in poche ore tra gli abitanti.

SOTTO MINACCIA – Da martedì a domenica, dalle 10 alle 18, dall'apertura della Biennale si è sempre andati avanti con gli assordanti rintocchi e con le forte vibrazioni di bassi e mix di acuti. Nella zona vivono anziani, malati, bambini (alcuni di pochi mesi) e la scarsa collaborazione dei curatori (che, quasi per assurdo, forniscono però cuffie insonorizzate a chi visita l'esposizione) ha portato proprio l'assessorato a decidere per misure estreme: dalle semplici richieste si è passati infatti ad un esposto in Procura, che rischia di trasformarsi in una denuncia penale per disturbo alla quiete pubblica proprio per i curatori che, messi alle strette, mercoledì alle 17 hanno fatto “suonare” solo la registrazione della campana, senza le invadenti vibrazioni.

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