Blitz al campo nomadi, avevano assaltato un portavalori a Mira

La banda di ladri di base a Padova aveva colpito pure nel Veneziano e sfruttava locali di Marcon e Marghera per riciclare il denaro segnato

La polizia e i vigili del fuoco passano al setaccio il campo

Una maxi operazione della squadra Mobile di Padova ha consentito, all'alba di mercoledì, di sgominare un gruppo criminale, composto da italiani di etnia rom, ritenuto responsabile di furti e rapine in particolare nei confronti di rappresentati orafi e furgoni blindati. Il blitz ha interessato ben quattro regioni: Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. La banda di delinquenti aveva colpito con particolar veemenza anche un portavalori a Mira, e alcuni degli arrestati hanno nel loro ruolino crimini perpetrati anche a Marcon e Marghera.

ASSALTO AL CAMPO - Base logistica della banda, nonché domicilio di diversi indagati, il campo nomadi di via Longhin a Padova, dove sono state eseguite numerose perquisizioni. 18 le misure cautelari emesse dal gip ed eseguite dalla squadra Mobile di Padova coordinata dal Servizio centrale operativo e con l'ausilio delle Mobili di Milano, Treviso, Vicenza, Udine, Venezia, Verona, Rovigo, Belluno, Forlì e di personale del commissariato di Monza, nonché di numerosi equipaggi del reparto prevenzione crimine Veneto e dei vigili del fuoco con attrezzature sofisticate. 14 gli arresti in carcere e 3 le donne finite ai domiciliari. Una persona risulta tuttora ricercata. Aiutati dai vigili del fuoco intervenuti con le ruspe, una settantina di poliziotti ha battuto palmo a palmo l'intero campo nomadi di via Longhin, composto da 17 moduli abitativi e 10 roulotte. Gli agenti hanno alzato queste ultime, controllato nei tombini, scavato anche nel terreno vicino al campo.

SOTTO ACCUSA - Tra i colpi più eclatanti quelli messi a segno nel 2011 a Monselice e a Mira, nel Veneziano, con l'assalto a due furgoni portavalori della Fidelitas da cui sono state asportate valigette con 200mila euro, gettate nel fiume al termine di un lungo inseguimento terminato proprio in via Longhin, a Padova. Per “riciclare” le banconote segnate dall'inchiostro blu i delinquenti avevano messo a segno un sistema tanto semplice quanto astuto: le utilizzavano nei cambiamonete e nei distributori automatici, cambiando di volta in volta zona e locale. Ecco quindi che anche a Mira, Marcon e Marghera dentro i comparti blindati di cambia valute e slot machine spesso “spuntavano” banconote da cinquanta euro segnate con l'inchiostro. I movimenti sono stati però ricostruiti dalle autorità, che infatti sono state in grado di indicare con precisione chi e quando di volta in volta andava a “sostituire” i soldi macchiati.

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