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Bonifiche a Malcontenta, Bettin: "Bene il piano Syndial ma i terreni tornino ai cittadini"

La società del gruppo Eni espone giovedì il piano per riqualificare la zona. Il presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin, commenta: "Cedere i 107 ettari al più presto"

Molti i cittadini presenti all'incontro, promosso dalla Municipalità di Marghera, giovedì al Canevon di Malcontenta, centrato sui lavori di bonifica dell'area. 'Malcontenta C' è stata a lungo oggetto di discariche di materiali inquinanti, almeno fino al 1978 e ha anche causato l’emissione di una multa di circa 2 milioni di euro da parte della Commissisone Europea per il mancato risanamento. I lavori, infine, sono incominciati lo scorso anno.

Syndial, società del gruppo Eni, titolare del terreno, intervenuta all’incontro ha spiegato il piano del gruppo per riqualificare quelle aree, mediante la creazione di un diaframma plastico insieme a un drenaggio tramite trincee e la stesura di un “capping” a copertura dei terreni sopra il quale verrà portato terreno pulito, il tutto corredato da un sistema di regimazione delle acque meteoriche. 

I problemi aperti sono stati riassunti dal presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin, e dai consiglieri Nelvio Benin, Dario Giglio, Marco Rizzetto e Spano. L’ingegner Fabio Troni di Syndial ha risposto alle domande di molti cittadini presenti, sia relative a qualche disagio provocato dai lavori, soprattutto per il passaggio di mezzi o per le polveri a volte sollevate (e su entrambi Troni ha assicurato interventi di mitigazione), sia sulla prospettiva dell’area.

Il Pat (piano di assetto del territorio) ha spiegato il presidente Bettin, prevede questa zona come area di riqualificazione ambientale e di ricostruzione del paesaggio verde e agricolo, peraltro nel contesto del progetto Vallone Moranzani, di cui rappresenta una propaggine e uno snodo verso forte Tron e oltre. La Municipalità chiede quindi che l'area compresa nei 107 ettari che Eni dovrebbe cedere alla società Marghera Eco Industries, costituita dal Comune di Venezia (dopo l’abbandono da parte della Regione Veneto), venga al più presto acquisita al patrimonio pubblico, restituendola all’uso pieno della cittadinanza.
 

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