Cronaca Marghera / Porto Marghera

"Tragedia" Porto Marghera: "Spesi 780 milioni per bonifiche inutili"

Secondo la commissione "Ecomafie" la barriera anti inquinamento è un colabrodo. In questi anni non è servita a nulla. Ultimarla costa 250 milioni

Una bonifica quasi completata con oltre 780 milioni spesi che però rischia di essere inutile se non addirittura dannosa con il pericolo di compromettere quanto si è fatto finora. Così la relazione della commissione Ecomafie su Porto Marghera. Le macroisole (le barriere che servono a contenere gli inquinanti per evitare di contaminare la laguna), completate al 94%, sembra siano una specie di colabrodo con dei varchi che lasciano passare infiltrazioni di acqua avvelenata. Per il restante 6% delle opere, che permetterebbero di chiudere finalmente il cerchio, servirebbero altri 250 milioni di euro. Un'enormità. Dunque se qualcuno poteva pensare che arrivando al 94% di completamento del progetto comunque qualche risultato l'avrebbe portato, martedì ha scoperto che invece sarebbe tutto inutile. Che per anni la laguna avrebbe continuato a ricevere inquinanti e sostanze dannose nonostante siano stati spesi fino a questo momento 780 milioni di euro circa. Per nulla. 

E' una prospettiva piuttosto preoccupante, per non dire tragica, quella esposta martedì mattina alla Camera dalla commissione parlamentare "Ecomafie": "La parte pià costosa e complicata" delle opere non è stata realizzata, e "non a caso non le hanno fatte", chiosa Alessandro Bratti, deputato Pd e presidente della commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti e gli illeciti a esso connessi, che spiega tutta la vicenda in conferenza stampa alla Camera, annunciando il completamento della relazione sulla bonifica di Porto Marghera, depositata proprio martedì.

"La situazione desta molta preoccupazione - avverte Bratti - è una situazione di grande criticità" perché si registra "un problema ambientale molto grave" visto che, essendo le macroisole aperte, non si riesce né a pompare fuori l'acqua inquinata né a impedire che questa venga rilasciata nella laguna. In tutto questo "non c'era nessun controllo sul Consorzio Venezia nuova", segnala il presidente della Ecomafie, ente coinvolto nella realizzazione della bonifica e anche nelle inchieste sul Mose.

Il dato sul mancato completamento della parte più essenziale dei lavori "si evince chiaramente dalla ripartizione delle spese previste per la realizzazione delle opera ancora incompiute", si legge nella relazione della commissione Ecomafie, riportata dall'agenzia Dire, "rispettivamente, di competenza del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche (100 milioni), della Regione Veneto (70-80 milioni) e dell'Autorità portuale di Venezia (76.500 euro)", precisa la relazione della commissione. Il "picco di spesa finale", prosegue il documento, "si spiega con la lievitazione dei costi, determinata dal fatto che i marginamenti da completare e rifinire sono quelli più complessi".

Si parla "complessivamente di 781 milioni - ha continuato Bratti - di cui 568 milioni che derivano dal'attività di transazione tra il ministero dell'Ambiente e le aziende presenti nell'area". Aziende come Montefibre, Eni, Syndial, Dow, Polimeri Europa, Edison, Api, Alcoa Trasformazioni ed altri. A questi 568 milioni "dei privati, sono stati aggiunti circa altri 200 milioni pubblici", precisa Bratti. Con questi 781 milioni "sono stati realizzati 96,5 chilometri del barrieramento attorno a queste isole", sottolinea il presidente della Ecomafie, ma "per fare i rimanenti 3,5 chilometri occorrono circa 250 milioni, un terzo delle altre spese, e i lavori che mancano sono i più complessi e complicati, perché sono delle zone di collegamento fra i vari marginamenti dove passano tutte le sottostazioni tecnologiche".

Insomma, "sono stati lasciati indietro tutti i lavori più complicati e costosi - denuncia Bratti - con un pericolo molto forte: poiché i marginamenti attorno alle isole non vengono chiusi ma restano i varchi, l'opera di messa in sicurezza che prevede l'emungimento delle acque all'interno delle isole, nel momento in cui sono aperte con varchi da 20 a 80 metri è evidente che l'operazione di messa in sicurezza non è efficace: è un problema ambientale molto grave". Ma oltre a questo "si tratterebbe di capire perché non c'era di fatto nessun tipo di controllo sull'operato del Consorzio Venezia Nuova destinatario delle somme, che poi ha subappaltato i lavori - dice Bratti - non è chiaro perché i lavori sono stati fatti in quel modo".

Ciò detto, "il rischio grande è che quel lavoro fatto in maniera molto discutibile, che ha visto assegnare senza gare e non avere i controlli previsti, si tramuti poi nell'aver buttato via i soldi, perché se non si completano quelle opere i marginamenti fatti non servono", lamenta. Quindi "anche i lavori fatti in precedenza rischiano di essere di fatto vanificati se non si procede al completamento strutturale delle opere in maniera seria", chiarisce il presidente. Ci sarebbe poi il rischio, oltre a inquinamento e soldi sprecati, "che si instauri un contenzioso tra le imprese che comunque hanno pagato la loro transazione e gli amministratori, perché avendo già pagato le aziende non possono essere accusate di perpetuare l'inquinamento", conclude Bratti.

LE REAZIONI: PUPPATO E MOVIMENTO CINQUE STELLE - Una relazione che è piombata come un macigno sulla politica veneta. Con la parlamentare Pd Laura Puppato che a stretto giro di posta ha sottolineato come nei confronti dei cittadini ci sia "oltre al danno anche la beffa". "Il Magistrato delle acque - spiega - ha affidato, in forza di una vonvenzione, in concessione esclusiva e senza gara al Consorzio Venezia Nuova la progettazione, la sperimentazione e l'esecuzione di tutte le opere finalizzate al riequilibrio idrogeologico della laguna, all'arresto e all'inversione del degrado del bacino, all'eliminazione delle cause dell'inquinamento, all'attenuazione dei livelli delle maree, alla difesa del centro storico attraverso il Mose. La sola bonifica, costata finora più di 780 milioni di euro, di fatto non c'è stata. La percentuale del 94% dei lavori eseguiti ha illuso molti e noi stessi abbiamo pensato fosse comunque fatto un lavoro utile a stoppare gli inquinanti, ma abbiamo amaramente scoperto che invece quel lavoro vale zero. I varchi esistenti a macchia di leopardo dicono che il sistema non è stato chiuso, e il 6% per cento dell'opera ancora da realizzare costerà il 30% del totale già speso, perché si tratta della parte con i sottoservizi e dunque più complicata da chiudere, per un valore di altri 250 milioni di euro.  Lo stesso collaudo delle opere è stato 'spacchettato' in microcollaudi, affidati agli stessi "controllori": dirigenti apicali dei ministeri e della Regione Veneto, soldi che si sono risolti in verifiche di conformità, non funzionali, dunque inutili. Inoltre, mentre il contratto quadro del '91 prevedeva che il 16 per cento delle opere venisse appaltato a imprese venete esterne al Consorzio Venezia Nuova, dalla nostra indagine è emerso che tutti i lavori sono andati all'Impresa di Costruzioni Ing. E. Mantovani spa e all'azienda romana So.Co.Stra.Mo di cui era socio e di fatto amministratore Erasmo Cinque, coinvolto insieme con Altero Matteoli nel procedimento penale in cui la Procura di Venezia contesta all'ex ministro il reato di corruzione continuata per atti contrari ai doveri d'ufficio e per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio dello stesso senatore. Per le imprese venete sulla carta garantite dalla Regione, zero lavori. Nel complesso una vicenda tragica per i suoi effetti: lo Stato dovrà pagare molto per terminare la bonifica, ma intanto tutti gli inquinanti principali provenienti dall'industria (arsenico, cromo, mercurio, nichel), oltre a rappresentare un pericolo per la salute, hanno continuato il loro processo di erosione ai danni di Venezia".

MOVIMENTO CINQUE STELLE - "Siamo quasi al miliardo di euro di spesa, la bonifica senza gli ultimi chilometri è inutile, e quindi mentre si parla di occupazione, di salvaguardia dell'ambiente e della salute, una grave cappa di silenzio cala su tutta la questione di Porto Marghera - affermano in una nota congiunta i membri M5S della commissione Rifiuti della Camera -. La relazione appena licenziata dalla commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti verrà consegnata alle autorità competenti per andare a fondo sul sistema degli appalti e dei controlli delle bonifiche svolte. Controlli costati 1,5 milioni senza aver mai valutato globalmente la funzionalità delle opere. Ci troviamo di fronte a un'emergenza vera e propria, perché l'inquinamento continua ad avanzare, e ciò impedisce anche qualsiasi prospettiva di re-industrializzazione nel breve termine".
 

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