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Libri gender, Brugnaro twitta: "interessi su cui fare chiarezza"

Appena eletto ha disposto il ritiro dei testi distribuiti dalla giunta Orsoni, pungente il Premio Strega Tiziano Scarpa: "mossa di dietrologia"

Come riposta la Nuova di Venezia, il sindaco Luigi Brugnaro non vuole che i libri che parlano di famiglie omogenitoriali circolino nelle scuole dell’infanzia. Fatti ritirare i 49 libri contro gli stereotipi che Camilla Seibezzi aveva distribuito nel corso dell’ultima giunta, il primo cittadino si è detto deciso a riproporre quei libri che non trattino tematiche di genere. Ieri Brugnaro ha poi twittato, lanciando un’ipotesi provocatoria: «ci dev’essere proprio una bella economia fiorente dietro la teoria del #gender. Evidentemente molti interessi sui bambini. Faremo chiarezza».

L’atteggiamento del sindaco tuttavia non può dirsi in accordo col mutato clima socio-cultare che sta caratterizzando la contemporaneità italiana e prima ancora occidentale. A favore di libri che affrontino consapevolmente il tema in questione si sono schierate anche diverse testate giornalistiche, oltre che un sempre crescente numero di persone che emerge dai dati Facebook sulla nascita di gruppi e pagine a supporto di questa nuova proposta letteraria per l’infanzia. "Mi sembra di sentire parole spavalde, ma tanta imprecisione", ha commentato Camilla Seibezzi. «Stiamo discutendo della migliore editoria per l’infanzia e non siamo a una televendita di pentole. I problemi si inventano quando non si ha coraggio di affrontare la realtà». Per quanto riguarda l’editoria interviene Giovanni Pelizzato, libraio e consigliere comunale della Lista Casson: "È vero che la letteratura dell’infanzia sta fiorendo, ma ipotizzare che ci sia una nicchia che vede nel mercato dei libri gender un’occasione astuta di guadagno, è irrealistico."

Il punto di riferimento cui guardare resta il mondo nordico e anglosassone: evidentemente più avanzato di noi nei temi dell’accettazione delle differenze, presta all’editoria italiana tanti titoli.

La giunta Orsoni si era mossa in questo senso: 49 i titoli, 1098 i libri acquistati per 10 mila euro di spesa. Allora era sorta qualche polemica che riguardava più la procedura burocratica che il contenuto dei libri, poi superata. I libri arrivarono infatti nel 2014 nelle biblioteche delle scuole (nidi e infanzia), a libero uso dei 78 educatori che avevano seguito un corso contro gli stereotipi sessuali, religiosi e di nazionalità di origine. Tagliente la risposta di Tiziano Scarpa, vincitore del Premio Strega 2009, su quanto ipotizzato da Brugnaro: “L’interesse economico dei libri tirato in ballo dal sindaco, è una mossa di dietrologia che non parla della cosa in sé, ma immagina quello che potrebbe esserci attorno. Il mercato della letteratura per l’infanzia è così piccolo che l’ipotesi d’interessi economici non ha senso, la si può spacciare solo a chi conosce poco l’editoria, a chi non conosce questi libri, ma soprattutto a chi non li vuole conoscere.  Ovvio, se una persona è convinta della sua posizione misura tutto dal suo punto di vista e il resto è ovviamente sbagliato, ma pensiamo a Pinocchio. In questa fiaba si parla di un uomo che costruisce un figlio attraverso la tecnologia, senza l’intervento di una donna: vi sembra l’esempio di una famiglia tradizionale? Al di là di questo le favole sono intoccabili e non le si può ingabbiare in una logica politica. Nelle favole gli animali parlano, gli oggetti si muovono, tutto si trasforma e quindi sono già di per sé eversive perché ci fanno capire quanto il mondo sia molto più grande di quanto ci immaginiamo”.

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