Bufale online, lo studio Ca' Foscari: "Limitare notizie false non basta, la colpa è degli utenti"

Il progetto di ricerca, pubblicato martedì, dimostra come gli utenti si "polarizzino", andando a cercare le notizie che rispecchino le proprie idee. Mettere un freno alle bufale è inutile

Contrastare il dilagare di notizie false sui social network mettendo un freno ai ‘falsari’ potrebbe rivelarsi inefficace senza un cambiamento nel comportamento degli utenti stessi, fruitori di poche pagine informative, all’ascolto di poche voci e sordi alle tesi che non amano, a prescindere dall’attendibilità delle notizie. Lo sostiene un team internazionale di ricercatori, a guida italiana, che ha analizzato il ‘consumo’ di news in lingua inglese da parte di 376 milioni di utenti Facebook dal 2010 al 2015. Lo studio è stato pubblicato martedì su "Proceedings of the National Academy of Sciences" (PNAS).

"Finora sembrava che la sfida fosse ‘correggere’ persone poco istruite che abboccano a notizie pseudoscientifiche e complottiste - commenta Fabiana Zollo, post-doc all’Università Ca’ Foscari Venezia e coautrice della ricerca - i nuovi dati dimostrano, invece, che la questione è molto più articolata e chiama in causa la crisi dell’intero sistema informativo e il disorientamento legato alla destrutturazione della società". Gli utenti di Facebook si muovono in una ‘cassa di risonanza’ dove le informazioni che trovano sono sempre più in sintonia con i loro pregiudizi. Il fenomeno riguarda anche la fruizione di notizie sul social network: lo studio ha dimostrato come ogni utente segua un numero limitato di pagine di testate giornalistiche, con le quali non è necessariamente in totale sintonia, ma dalle quali seleziona i contenuti preferiti sulla base dei propri preconcetti, entrando a far parte di una comunità ben definita di utenti che la pensano allo stesso modo.

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Gli studiosi hanno guardato anche all’aspetto geografico, riscontrando che il focus delle testate è ristretto rispetto a quello dei loro, più ‘cosmopoliti’, utenti. La ‘prossimità’ sembra quindi perdere importanza tra i criteri con cui selezionare le notizie da pubblicare. Mentre i grandi player dell’informazione online, come Google e Facebook, puntano a limitare chi diffonde bufale, ‘etichettare’ le notizie verificate o creare ‘black list’ di siti produttori di notizie false - fanno notare gli autori dello studio - la principale causa della disinformazione sembra risiedere nella polarizzazione degli utenti in rete.

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