Si scava in cerca delle Buranelle "Colpevoli confessatevi a un prete"

Anche Lino, fratello di Paola Costantini, al campeggio militare di Cavallino-Treporti in cerca di novità: "Pentitevi, fermiamo questa agonia"

La speranza ora si concentra su quelle quattro o cinque buche ben visibili dalla spiaggia. A separarle da Lino Costantini una recinzione, con divieto di accesso. Pochi metri, ma sufficienti per celare ancora la verità sul caso delle Buranelle. Scomparse ormai da più di vent'anni. La sorella di Lino, Paola, all'epoca dei fatti 29enne, e la nipote Rosalia Molin, allora 25enne, sono scomparse nel nulla una sera del 1991. L'ultimo luogo in cui sono state viste era Cavallino-Treporti. E proprio poco distante lunedì mattina si sono concentrate le ricerche della squadra mobile di Venezia e di una ditta specializzata in ricerca scomparsi di Milano.

Il tutto coordinato dal magistrato Carlo Nordio. "L'attività è condotta con tecnologie sofisticate come il georadar, che non esistevano all'epoca, e proseguirà per alcuni giorni", ha spiegato il dirigente della squadra mobile Marco Odorisio. L'attenzione si concentra sul campeggio militare a pochi metri dal mare in cui un testimone avrebbe raccontato che si troverebbero i corpi delle due donne. Accertamenti che si sono concentrati nella zona più vicina alla spiaggia. Oltre che pare nella parte più centrale, dove si troverebbero un bar e dei bagni.

Le ricerche sono iniziate di mattina per poi concludersi verso mezzogiorno. Proseguiranno con ogni probabilità anche martedì e mercoledì. In attesa di eventuali novità. Novità che Lino Costantini, assieme ai familiari di entrambe le scomparse, aspetta da tanto tempo. Troppo. "Questo è un passo avanti - commenta - Ma la verità sento che è ancora lontana. Bisogna insistere perché non è possibile che in un Paese come il nostro spariscano due ragazze di paese così. Sono convinto che se fossero stati figli di politici la vicenda sarebbe evoluta in maniera ben diversa. In tutto questo tempo c'è stato un silenzio imbarazzante".

Poi l'ennesimo appello. A chi sa. Perché parli. Perché si tolga un peso dalla coscienza: "La giustizia non deve farlo, ma noi perdoniamo - sottolinea - Se avete sbagliato pazienza. Pentitevi. Ponete fine a questa autentica agonia. Ma dateci la possibilità di donare una tomba alle nostre ragazze. Invito gli autori del delitto, se delitto c'è stato, a rivolgersi a un sacerdote. Confessatevi. Lui è tenuto al segreto. Il prete non dice il peccatore, ma il peccato. Toglietevi questo peso dalla coscienza, che deve essere enorme. Così potremo piangere Paola e Rosalia su una tomba". Lino Costantini guarda quelle buche scavate nel terreno. Quei fili tirati dagli specialisti per delimitare le aree delle ricerche: "Speriamo che le trovino - dichiara a mezza bocca - Lo devono fare per tutte le donne che vengono uccise nel mondo. Queste ingiustizie - conclude - devono finire".

GLI SCAVI AL DI LA' DI QUEL CANCELLO, DAVANTI LINO COSTANTINI

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LINO COSTANTINI: "AVRANNO IN MANO QUALCOSA PER CERCARE QUA"

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