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Caos calcio, un fermo a Venezia. Nelle carte anche l'ex Di Napoli

Il nuovo scandalo che investe il calcio tocca "di striscio" la laguna. In manette il direttore tecnico de L'Aquila mentre si trovava in città

Il nuovo scandalo che ruota attorno al calcioscommesse e a presunte partite truccate di Lega Pro e di Serie D tocca anche Venezia, anche se "di striscio". Tra le settanta persone coinvolte nell'inchiesta, infatti, c'è anche chi è stato fermato dalla squadra mobile proprio mentre si trovava per motivi personali nella città lagunare, in un albergo vicino all'aeroporto Marco Polo: si tratta di Ercole Di Nicola, il direttore dell'area tecnica della squadra di calcio de L'Aquila.

Martedì mattina (dopo essere arrivato in laguna lunedì) si trovava in stato di fermo in attesa dell'udienza di convalida di fronte al gip, dove deve rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva aggravata. Tutte accuse che naturalmente il suo legale difensore, Libera D'Amelio, intende far luce per decidere il da farsi: "Ora il mio assistito si trova nel carcere di Santa Maria Maggiore in attesa dell'udienza - dichiara - Mercoledì raggiungerò Venezia per poter parlare con lui".  Nella lunga lista di indagati figura, poi, una vecchia conoscenza del Penzo: l'ex attaccante Arturo Di Napoli, che militò a più riprese nell'Unione Venezia. L'ex bomber ora è allenatore del Vittoriosa Stars, squadra di Malta.

L'inchiesta della Procura Antimafia di Catanzaro ha scoperto una rete di associati, fra calciatori, allenatori, presidenti e dirigenti sportivi, che coinvolgerebbe oltre 30 squadre. Il fermo di oltre 1.000 pagine, delinea una rete di personaggi, appartenenti a due distinte organizzazioni criminali, rispettivamente attive nella combine di incontri dei campionati di Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti, capaci di alterare risultati e investire danaro nel connesso "giro di scommesse" in Italia e all'estero.

Investigatori della squadra mobile di Catanzaro e del Servizio Centrale Operativo stanno operando, oltre che a Catanzaro, anche a Cosenza, Reggio Calabria, Bari, Napoli, Milano, Salerno, Avellino, Benevento, L'Aquila, Ascoli Piceno, Monza, Vicenza, Rimini, Forlì, Ravenna, Cesena, Livorno, Pisa, Genova, Savona. Fra i destinatari del fermo, risultano personaggi stranieri. Per alcuni indagati vengono contestate anche le aggravanti mafiose e transnazionali. Fra questi un membro della cosca Iannazzo, potente clan della 'ndrangheta lametina che è già finito sulle pagine dei quotidiani locali per l'arresto di un imprenditore calabrese residente dagli anni Novanta al Lido accusato di essere un uomo "a disposizione del boss". Attraverso di lui la cosca avrebbe effettuato diversi investimenti nell'isola lagunare. Nell'inchiesta sul calcioscommesse risulta coinvolto un poliziotto operativo a Ravenna.

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