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Cronaca

Campane rumorose: il Patriarca detta le regole e mette a tacere le polemiche

Attraverso un decreto firmato oggi e in vigore dal 24 giugno, Moraglia pone fine alla diatriba degli ultimi anni, cercando equilibrio tra funzione sacra di richiamo e odierne condizioni sociali

In seguito alle polemiche sollevate negli ultimi anni da alcuni residenti, disturbati dal volume troppo alto del sacro richiamo, il Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, ha firmato oggi un decreto che fissa orari, durata, l'intensità e modalità del suono delle campane nelle chiese del comune di Venezia, ad eccezione di quelle della Basilica di San Marco ed escludendo il momento della veglia pasquale e della notte di Natale.

Il decreto - si legge in una nota della diocesi di Venezia - è il frutto di un percorso di confronto e di elaborazione che ha visto coinvolti e consultati i vicari foranei e, attraverso di loro, i parroci. Il tutto ispirato a dei "criteri di moderazione" e avendo cura che "le campane mantengano la funzione di segno (siano quindi percepibili da parte dei fedeli), con attenzione al contesto ambientale in cui l'edificio di culto è inserito".

Le disposizioni sembrano essere state dettate dalla ricerca di un giusto equilibrio tra tradizione e pragmatismo, dalla volontà di difendere il ruolo delle campane nella vita della comunità religiosa cristiana, ma "con attenzione alle odierne condizioni sociali".

Il testo ricorda che "da tempo immemorabile l'uso delle campane è espressione cultuale della comunità ecclesiale, strumento di richiamo per le celebrazioni liturgiche e per altre manifestazioni della pietà popolare, nonché segno che caratterizza momenti significativi della vita della comunità cristiana e di singoli fedeli". Una questione che rientra "nell'ambito della libertà religiosa, secondo la concezione propria della Chiesa cattolica e gli accordi da essa stipulati con la Repubblica italiana".

La Chiesa dichiara, dunque, in quest'occasione, di avere il titolo per disciplinare l'uso delle campane, ma sottolinea di volerlo fare prestando assoluta attenzione al mondo che cambia.

Nessun accenno, invece, è stato fatto alle diatribe che in questi anni hanno visto in campo parroci e fedeli, da una parte, e altri cittadini infastiditi dai suoni delle campane, dall'altra. Tutto é nato nel 2008 per i rintocchi del campanile della chiesa di San Pietro Orseolo a Mestre, considerati da qualcuno molesti: immediato lo scontro tra cittadini pronti a difendere la tradizione e l'allegria che le campane portano e quanti invece chiedevano meno "scampanellate", specie nei giorni di festa.

Dalle parole si era poi passati ai fatti, con la richiesta d'intervento rivolta all'Agenzia regionale per l'ambiente, la quale, constatati i decibel, aveva multato il parroco di San Pietro Orseolo a 1.282 euro. Il sacerdote don Rinaldo Gusso era poi passato al contrattacco, sostenendo che in pratica tutte le campane di Venezia sarebbero state potenzialmente fuori norma. In seguito alla multa, nel dibattito collettivo si è introdotta pure la politica: il Pdl regionale, ad esempio, si è schierato a favore delle campane rumorose, in difesa della chiesa veneziana, con tanto di note ufficiali prima e di una proposta di legge regionale poi. Il provvedimento intendeva eliminare dai regolamenti comunali le limitazioni all'uso o al tetto del suono, delle campane.

L'atto ufficiale odierno di mons. Moraglia, oltre a quello delle campane, probabilmente ridurrà i limiti anche del "volume" troppo alto della polemica. Le disposizioni contenute nel decreto entreranno in vigore il prossimo 24 giugno.

 

 

 

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