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Sant'Angelo della Polvere

Sant'Angelo della Polvere

Contorta - Sant'Angelo, il nuovo canale è un "rischio archeologico"

Lo studio sulle foto aeree e sulla documentazione dell'area evidenzia l'ansia degli esperti per quella che è a tutt'oggi una potenziale miniera di reperti

Dopo gli studi ambientali, quelli economici e attuativi, ora è la volta delle analisi archeologiche. Il grande “indagato” è sempre lo stesso: il progetto per lo scavo del canale Contorta – Sant'Angelo, la via alternativa per le grandi navi in laguna che dovrebbe essere larga 120 metri e profonda dieci. A riportare gli esiti dei controlli ci ha pensato il Gazzettino, che racconta le conclusioni a cui sono giunti gli esperti in laguna.

AREA PREZIOSA – La ricerca, presentata dal Porto al ministero dell'Ambiente e commissionata allo Studio associato Bettinardi Cester Archeologi, si compone principalmente di analisi aeree e verifiche bibliografiche e archivistiche, per un totale di oltre 160 pagine. Sotto gli occhi esperti degli studiosi sono passate non solo le acque dove è previsto lo scavo (comprensive di un area di rispetto di cinque chilometri), ma anche l'isola di Sant' Angelo della Polvere e l'area di San Marco in Boccalama. La prima isoletta è considerata un'area ad alto potenziale di rischio, grazie anche ai resti del monastero del 1060 (passato poi alle monache benedettine, quindi ai carmelitani e infine trasformato in deposito di polvere da sparo), ma nel secondo sito potrebbe potenzialmente trovarsi molto di più: a Boccalama sono stati infatti rinvenuti i resti di un convento agostiniano e i relitti di due navi, una rascona e una galea, particolarmente rilevanti in quanto elementi unici.

UNA ZONA INESPLORATA – A commentare i risultati ci ha pensato Gerolamo Fazzini, presidente dell'Archeoclub veneziano, che sottolinea nuovamente come l'intero studio sia stato portato avanti solamente sulla base delle foto aeree e dei documenti già esistenti: nessun carotaggio, nessuna analisi con strumenti del 2014, niente che possa far emergere nuove sorprese dalle acque della laguna. Se, da una parte, si potrebbe temere che queste conclusioni risultino quindi campate in aria, dall'altra si presenta invece agli occhi degli esperti una vasta area ricca di potenziale ancora totalmente inespresso, in cui dovrebbero avventurarsi gli esperti dell'archeologia subacquea. Il cippo funerario scoperto di recente ne è un chiarissimo esempio. Inoltre, sempre a sentire Fazzini, lo scavo a dieci metri potrebbe spazzare via quasi ogni cosa, dato che più antichi reperti sono stati ritrovati ad appena tre metri sotto il fondale. Ora la parola passa al ministero dei Beni Culturali.

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