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"I miei affreschi cancellati in silenzio": Boatto chiede un maxi-risarcimento

Le due opere dell'artista, poste sulla facciata della chiesa parrocchiale di Torre di Mosto, sono state eliminate, senza interpellarlo, nel corso di un restauro: "ora mi devono 650 mila euro"

Questa è innanzitutto la storia di un affronto personale. A ciò si aggiunge, però, anche l’amarezza di una professionalità sminuita e di un pezzo reale di storia distrutto intenzionalmente. Protagonista della vicenda è Antonio Boatto, classe 1936, nato e residente a San Stino di Livenza, artista dalla fortunata carriera e autore di molte opere, anche di carattere internazionale, come il Presbiterio della Chiesa di St. Ann’s a New York e l’Abside del Santuario Madonna Queen National Shrine di Boston.

Al Veneziano Boatto aveva offerto nel 1978 la maestria di due affreschi a tematica sacra, uno raffigurante l’Annunciazione, l’altro San Martino, situati sulla facciata della chiesa parrocchiale di Torre di Mosto.

Forte lo stupore dell’autore, quando è venuto a sapere che i due affreschi erano stati cancellati, senza interpellarlo, nel corso di un restauro che, nelle intenzioni originali, avrebbe dovuto riguardare solo il tetto e gli interni. Un colpo di spugna ha eliminato ogni tracci di quel particolare e irripetibile momento di incontro tra arte, sacro, e personalità artistica.

Immediata e forte, dunque, la reazione di Boatto, che, dopo aver sollecitato delle risposte ai suoi “Perché?” e averne ricevuto in cambio solo silenzi, ha scelto di intraprendere le vie legali, rivolgendosi agli avvocati Gianluca Liut e Ilaria Giraldo. Chiederà un maxi-risarcimento, pari a 650 mila euro, alla diocesi di Vittorio Veneto, competente su Torre di Mosto, alla parrocchia o a chi altro verrà ritenuto responsabile direttamente e indirettamente della decisione. Secondo i legali sarebbe stato leso il diritto alla paternità e all’integrità dell’opera. Sembra, inoltre, che l’operazione di “restauro” sia stata eseguita senza i necessari titoli autorizzativi.

Alla base della cancellazione pare vi sia stata la volontà di riportare alla luce le tracce di un affresco di inizio Ottocento, sulle quali era stata successivamente creata l’opera di Boatto. All’epoca, infatti, ricorda l’artista, l'opera originale era molto rovinata e, vista l’indifferenza della soprintendenza, lui e il parroco decisero di non restaurarlo, ma di partire da essa per eseguire un’opera nuova con colori e stile autoriali.
A far infuriare Boatto è soprattutto il disinteresse mostrato nei suoi confronti: se gliel’avessero chiesto, ha dichiarato, si sarebbe reso disponibile a sistemare la sua opera anche senza compenso.

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