Cronaca Marghera / Via Bottenigo

Vendita "Ex Capannone assemblee sindacali", la diffida Cgil

Il sindacato contro Eni Rewind e Comune: «Nessun coinvolgimento delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori. La costruzione del fabbricato imposta con destinazione ad assemblee del movimento sindacale e operaio»

La vendita del Capannone del petrolchimico di Marghera passa in mano agli avvocati. «Formuliamo la presente in nome e per conto della Filctem Cgil e della Camera del Lavoro metropolitana Cgil di Venezia - scrivono i legali -. L'organizzazione e la sigla sindacale sono venute a conoscenza solo dalla stampa del fatto che la Eni Rewind intende vendere al Comune il fabbricato definito "ex Capannone assemblee sindacali"». L'immobile di via Bottenigo, connesso allo stabilimento del petrolchimico di Porto Marghera, necessita di una ristrutturazione che il Comune si è impegnato a fare, previo acquisto a una cifra simbolica di 4 mila euro, per poi destinarlo «a spazio aggregativo e di animazione culturale e a iniziative di recupero e conservazione del portato socio-economico della comunità veneziana. Rispetto a questa iniziativa - si legge - l'associazione sindacale manifesta il proprio dissenso». E scatta la diffida a Eni e al sindaco Luigi Brugnaro.

C'è la questione dell'informazione, scrivono gli avvocati. «Filctem e Cgil esprimono il loro disappunto per il mancato coinvolgimento nella trattativa di vendita delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori. Queste sono state le principali attrici del rinnovamento della società civile veneziana dagli anni del dopoguerra posto che, con le proprie dure battaglie sindacali, hanno imposto la costruzione del Capannone con destinazione esclusiva ad assemblee e riunioni sindacali del movimento sindacale e operaio. Appare quindi censurabile la definizione dell'oggetto della compravendita come "ex capannone assemblee sindacali" visto che a tutt'oggi viene utilizzato per le assemblee sindacali (nel 2021 sono state 9 le riunioni nel salone principale), mentre nelle stanze a fianco si svolgono attività organizzative delle due principali associazioni sindacali».

E c'è la questione dell'utilizzo «esclusivo e continuativo del Capannone, senza nessuna interruzione». «In tal modo è stata acquisita, per effetto del possesso, la titolarità dei diritti reali d'uso - affermano i legali - Con la conseguenza che possono essere rivendicati, anche nei confronti del futuro acquirente». La questione delle opere riguarda inoltre i quadri donati nel tempo dai lavoratori ai sindacati. «Si rivendica la proprietà delle opere d'arte contenute nel Capannone quali opere pittoriche e sculture realizzate dagli artisti a sostegno delle lotte operaie». Per questo, conclude la diffida, «la Cgil intende porre in essere ogni necessaria azione a tutela del diritto acquisito di utilizzo della struttura, e auspica che l'Amministrazione della città voglia parlare con i veri e permanenti attuali protagonisti di quella storia che si vorrebbe rappresentare nell'ipotesi aggregativo-culturale che si vuole realizzare».

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