Cronaca

Mesi a salvare i migranti in mare: "Sono i loro sorrisi a farti continuare"

E' tornato in laguna l'equipaggio della capitaneria di porto che per ottanta giorni ha partecipato alla missione Triton dell'Ue

Hanno guardato negli occhi la disperazione, quella vera. Quella che ti induce a salire a bordo di una carretta del mare e mettere a repentaglio la propria vita pur di cercare un futuro migliore in Europa. Sulla motovedetta CP 287 l'eco delle polemiche su profughi e clandestini stavano a zero. Lì, tra le onde di un Mediterraneo spesso rivelatosi maligno, c'era solo da lavorare senza orari precisi. Dormendo a bordo della stessa imbarcazione che poi si è fatta anche 38 ore filate in mare.

Del resto l'emergenza arriva quando meno te lo aspetti. Domenica scorsa ha fatto ritorno in laguna, dopo due mesi e venti giorni di missione, l'equipaggio di undici militari della capitaneria di porto di Venezia impegnato nell'operazione Triton, per cercare di arginare l'ondata migratoria che spinge sulle nostre coste migliaia di persone. Il più delle volte partendo dalla Libia, Paese ora scaraventato nel caos della guerra civile. Quattordici i cadaveri che gli undici dell'equipaggio hanno dovuto trasportare durante questi mesi di lontananza da Venezia. Proprio durante la prima missione. Uno scenario che fortunatamente non si è ripetuto più con tinte così tragiche, ma la difficoltà era costante.

La disperazione di quegli uomini, i loro sguardi, sarà qualcosa che gli undici marinai non dimenticheranno facilmente. In una situazione del genere, ogni vita salvata è un successo. Ogni sorriso, ogni abbraccio è qualcosa di prezioso. Come quello di una bimba che non appena ha visto gli operatori vestiti di bianco non ha più lasciato le braccia di uno dei membri dell'equipaggio. Per un'ora. Con un piccolo grande sorriso a illuminarle un volto che tradiva tutta la paura per ciò in cui era stata catapultata. In tutto durante questi due mesi e mezzo circa l'equipaggio della CP 287 ha soccorso 790 migranti. Lontani dalle polemiche proprio perché nel pieno dell'occhio del ciclone.   

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