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L'assessore regionale visita il carcere della Giudecca: "Modello di reinserimento"

Il bilancio regionale 2016 ha riservato all'istituto 100 mila euro per sostenere progetti di formazione, riabilitazione e inserimento sociale delle circa 70 detenute del complesso. Lanzarin: "Il Veneto intende sostenere l'esempio della Giudecca"

Laboratorio di cosmesi bio, orto biologico, lavanderia e stireria per alberghi, atelier di sartoria e relativi punti-vendita, attività teatrali e culturali: sono le attività nelle quali sono impegnate le donne recluse della casa di reclusione femminile di Venezia, attualmente una settantina, di cui quattro con figli che frequentano il nido o la scuola per l’infanzia. “La Giudecca rappresenta una realtà modello e straordinariamente moderna, nel panorama delle case di reclusione del Veneto, grazie alla forte integrazione con il volontariato e la società civile e alla presenza di numerose cooperative sociali che non solo assicurano una possibilità occupazionale nel periodo di detenzione ma anche  possibilità di reinserimento sociale e lavorativo”, sottolinea l’assessore al Sociale della Regione Veneto, oggi in visita all’ex convento ‘delle Convertite’ adibito dagli Austriaci a casa di reclusione femminile. 

Accompagnata dalla direttrice Gabriella Straffi, l’assessore ha incontrato in carcere, detenute, agenti, volontari e i referenti delle cooperative sociali.  “Il carcere deve essere luogo di rieducazione e di restituzione alla vita sociale – dichiara l’assessore –  e l’istituto della Giudecca, con le celle aperte, i laboratori, l’area dedicate alle mamme con bambini, i continui interscambi tra interno-esterno e, soprattutto, il lavoro assicurato a tutte, si qualifica come una esperienza possibile e replicabile, che la regione intende sostenere e valorizzare”. 

Il bilancio regionale 2016 riserva 300 mila euro per sostenere progetti di  formazione, riabilitazione e inserimento sociale negli istituti di pena del Veneto. Con l’ultimo bando i laboratori e i progetti rieducativi della Giudecca sono stati finanziati dalla Regione con oltre 100 mila euro. “Un investimento ben fatto – conclude l’assessore – perché premia la capacità progettuale degli istituti di pena e delle cooperative e i percorsi di riscatto sociale. La maggior parte delle ex detenute a fine pena potrà avere un posto di lavoro assicurato”.

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