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Carceri veneziane, Sos dei sindacati: "Pochi agenti abbandonati in strutture obsolete"

Personale insufficiente per un numero troppo alto di detenuti, sia a Santa Maria Maggiore che al femminile della Giudecca. E poi porte e riscaldamento non funzionanti. L'allarme: "Turni insostenibili, rischio stress"

Personale insufficiente e strutture vecchie, la situazione nelle carceri veneziane preoccupa e dai rappresentanti dei lavoratori arriva un appello perché il ministero intervenga concretamente. Sia a Santa Maria Maggiore che nella casa di reclusione femminile della Giudecca, la Fp-Cgil rileva grosse difficoltà per gli agenti di polizia penitenziaria che vi operano quotidianamente. Tanto da descrivere - come riporta La Nuova Venezia - una situazione "drammatica".

A Santa Maria Maggiore c'è un problema di personale amministrativo incaricato di condurre le imbarcazioni con detenuti via acqua. Le barche sono dieci, per ognuna servono almeno due addetti (comandante e motorista). Di fatto se ne muovono quattro, perché gli addetti totali sono 16, compreso chi si occupa degli aspetti organizzativi, e devono coprire i vari turni tra giorno e notte. Oltretutto questi addetti sono considerati come unità che integrano il personale amministrativo impiegato nel carcere, mentre evidentemente svolgono una funzione diversa e specializzata. Ma i problemi a Venezia sono aumentati da quando le celle sono state aperte, in seguito alle sentenze che hanno condannato il nostro Paese per la violazione dei parametri di metratura minima concessa ai detenuti: a questo punto, spiega il sindacato, è impossibile sorvegliare adeguatamente gli incarcerati con lo scarso personale a disposizione: ci sono le telecamere, ma un solo agente a tenere d'occhio 60 monitor per turni di 6 ore.

Alla Giudecca si naviga in acque altrettanto cattive. Le porte che separano le sezioni sono aperte da anni, perché non funzionanti. C'è una sala regia ridotta a ripostiglio, e poi il freddo dovuto all'impianto di riscaldamento che si rompe in continuazione. E ancora, il personale non basta: dovrebbero esserci 107 operatrici, in realtà sono 86, di cui 16 distaccate, 20 negli uffici, 2 in aspettativa, 3 in maternità, 3 a disposizione dell'autorità sanitaria e 6 appartenenti alle Fiamme Azzurre. All'Icam (la casa per le madri detenute e per i loro figli) sono due operatrici a sorvegliare due piani, una al mattino e una di pomeriggio, contro le 14 previste. Infine i turni di notte sono svolti anche da over 50, cosa che in teoria non dovrebbe accadere. Per Cigl, insomma, serve "più attenzione al benessere e alla dignità dei lavoratori", perché il rischio di stress è alto.

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