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Giovedì, 29 Settembre 2022
Cronaca

Emergenza medici di base, per la Cgil ne mancano 77 in tutta la provincia

Il sindacato ha contato 639 "zone carenti" in Veneto, con una media di oltre 1500 assistiti per ciascun professionista

In provincia di Venezia servirebbero 77 medici di famiglia in più: a sostenerlo è la Cgil Veneto, sulla base dell'analisi dell'ultimo report realizzato dall’Ires (aggiornato all'agosto 2022) sui servizi socio sanitari regionali. Il calcolo nasce dalla considerazione che ciascun medico di base, per assistere «degnamente» i propri pazienti, dovrebbe seguirne non più di 1300. Nell'area dell'Ulss3 ci sono 371 medici in servizio contro una quota ideale di 422, quindi una differenza di 51. Nell'Ulss4 quelli in attività sono 129 anziché 155 (26 in meno). In realtà, la normativa regionale attualmente in vigore ha portato a 1800 il numero massimo di assistiti per ogni medico.

Zone carenti in tutta la regione

Il problema riguarda tutta la regione, e non è l'unico. «In Veneto si registrano circa 640 zone carenti, il doppio rispetto al 2019, con una media di oltre 1.500 assistiti per ogni professionista, superiore a quella italiana», rileva l'analisi di Cgil. «La situazione è sempre più allarmante e siamo molto preoccupati - sottolinea Elena Di Gregorio, segretaria del sindacato dei pensionati (Spi) - ci sono zone completamente scoperte, soprattutto nei comuni e nelle frazioni più piccole, dove i pazienti, in particolare quelli anziani, non sanno a chi rivolgersi per farsi curare oppure devono affrontare distanze insostenibili. La programmazione della Regione su questo fronte è stata deficitaria».

In Veneto le zone carenti di medici di base sono passate dalle 343 del 2019 alle 639 di adesso. Quelle della Ulss 4 sono 79, contro le 25 di tre anni fa, quelle della Ulss 3 sono 51 contro le 21 del 2019. A inizio 2022 in Veneto c’erano 2.826 medici di famiglia in servizio, contro un fabbisogno potenziale di 3.303 professionisti. Non solo. Si calcola che nella nostra regione nei prossimi sette anni usciranno dal servizio, soprattutto a causa dei pensionamenti, 1.878 medici e ne entreranno solo 595. «Se fosse così - nota la Cgil - diventerebbe impossibile seguire i pazienti».

Medicina integrata

Un modo per tamponare almeno in parte il problema sarebbe la nascita degli studi di medicina integrata, strutture con più medici e una segreteria comune. La delibera di giunta numero 476 sul piano di sviluppo delle cure primarie prevedeva che nel biennio 2018 – 2020 oltre il 60% dei professionisti si aggregassero fra loro. Invece al 19 maggio 2020, così come indicato dallo stesso Palazzo Balbi, le strutture integrate erano solo 77 con 656 medici, il 22% del totale.

Cronicità

Il quadro si fa ancora più preoccupante tenendo conto delle tante persone anziane, soprattutto over 80, che devono fare i conti con più malattie croniche e che avrebbero bisogno di un filtro quasi costante con il medico di base. Secondo il rapporto Ser del 2020, il 47% della popolazione veneta ha, almeno, un codice di diagnosi di patologia acuta o cronica. Non solo. Un terzo della popolazione complessiva (34,1%) presenta almeno una malattia cronica; tra essi il 51,1% ha una singola malattia, il 23,2% due patologie croniche compresenti, il 7,5% 5 o più patologie.

Proposte

Secondo Di Gregorio, «la Regione dovrebbe correre ai ripari per recuperare tutte le carenze delle passate programmazioni. Le borse di studio finanziate dal Veneto nel 2020 (80) e nel 2021 (306) risultano del tutto insufficienti per recuperare i ritardi accumulati, ma anche tardive dato che quei medici saranno operativi nel 2025. Palazzo Balbi deve attivarsi per il finanziamento di un numero più elevato di borse: almeno 600, altrimenti fra qualche anno ci troveremo in una situazione ancora più ingestibile. Bisogna poi spingere verso una accelerazione delle aggregazioni fra medici di medicina generale». Lo Spi chiede anche una maggiore integrazione dei medici di medicina generale nel sistema sanitario, a partire dall’inserimento nelle nuove Case di comunità e dalla revisione del loro rapporto di lavoro.

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