Carenza di medici, Zaia con le altre Regioni per convincere il ministro Speranza

«Abbiamo un pacchetto di proposte concreto e condiviso. La questione è nazionale e urgente, in Veneto mancano 1.300 camici bianchi». Tre miliardi e mezzo chiesti dal capo della Sanità

Zaia e Lanzarin

Il 14 agosto scorso la Regione portò a palazzo Balbi una soluzione per risolvere il problema della carenza dei medici in Veneto. Entro un mese, con una delibera e attraverso un bando, sarebbero stati messi nelle corsie dei Pronto Soccorso, dei reparti di Medicina generale e Geriatria, 500 medici laureati, anche senza il diploma di specializzazione. Oltre alle critiche e alle contrapposizioni di alcuni sindacati, pochi giorni dopo il governo giallo-verde ha lasciato il posto a quello giallo-rosso, con un nuovo nome al vertice della Sanità, Roberto Speranza di Liberi e Uguali, il partito di Pietro Grasso.

Medici specialisti

Poco importa per Zaia, che aveva già detto di essere pronto alla nuova battaglia. Oggi, assieme all'assessore alla Sanità Manuela Lanzarin, ha presentato a Roma, alla Conferenza dei presidenti delle Regioni e delle Province autonome, il «pacchetto completo, concreto e condiviso (con tutte le regioni e province autonome) di proposte contro la carenza di medici specialisti. «Mi auguro che il documento venga preso in ampia considerazione dal ministro della Salute, si tratta di garantire i livelli essenziali di assistenza, che sono un obbligo costituzionale», ha detto Zaia.

Specializzazione

Anche se il ministro Speranza potrebbe andare verso un'altra direzione. Quella caldeggiata, tra gli altri, da Cgil e dal sindacato nazionale medico Anaao Assomed, con 18.542 medici iscritti nel triennio 2016-2018: finanziare con risorse statali il percorso di specializzazione. «La soluzione non è quella indicata da Zaia - aveva detto il segretario nazionale di Anaao, Carlo Palermo, puntando il dito contro i 25 milioni promessi da Zaia per finanziare il corso di formazione "parallelo" per mettere al lavoro i neolaureati -. Molto meglio l’utilizzo di queste risorse per incrementare il numero delle borse di specializzazione di competenza regionale. Come si può pensare di mandare colleghi allo sbaraglio in "prima linea" nei reparti che accolgono pazienti acuti e nei Pronto Soccorso, dove serve esperienza clinica consolidata per saper distinguere, per esempio, una gastrite acuta da un infarto».

I fondi chiesti

Tre miliardi e mezzo per la Sanità sono stati chiesti dal ministro Speranza, conferma il segretario regionale di Liberi e Uguali, Gabriele Scaramuzza, anche per la formazione dei camici bianchi. «Obiettivo del ministro è quello di sedére al tavolo con le Regioni ma anche con gli altri soggetti della Sanità, che hanno a che fare tutti i giorni con i pazienti nei reparti, e le loro associazioni», per provare a condividere una soluzione per tappare la falla della mancanza urgente di personale. «Le iniziative sono quelle della discussione in atto sul Patto Nazionale per la Salute, dove c’è un capitolo imponente dedicato sulla formazione dei medici e alle modalità di reclutamento».

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