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Poste, ufficio veneziano. Foto di archivio

Poste, ufficio veneziano. Foto di archivio

Poste, in 2 anni 1000 pensionamenti contro 300 assunzioni. Le sigle: «Centro storico a pezzi»

Slc Cgil, Slp Cisl e Uil Poste: «Personale insufficiente in tutto il Veneto e clienti inferociti. Code fuori dagli sportelli e assembramenti». Montanariello e Zottis: «Intervenga Zaia». La replica: «Tutti i 1.035 sportelli regionali funzionano»

«Uffici postali del Veneto al collasso». Lo hanno denunciato i sindacalisti Marco Penzo della Slp Cisl, Marco D'Auria di Slc Cgil e Gian Luca Fraioli della Uil Poste. «Il centro storico veneziano è a pezzi, Lido compreso (dove dopo le festività natalizie si è verificata un'aggressione alla direttrice), ma soffrono anche Camponogara, Chioggia e Cavarzere, in provincia di Venezia. Belluno, Treviso, Rovigo e Verona sono altre città in difficoltà.

Quota 100 e turn over

«Tutto a causa di un biennio (2019-20) di pensionamenti con quota 100 - spiegano i sindacalisti - in cui sono usciti 1000 addetti in Veneto e ne sono stati assunti circa 280». In pratica, per i sindacati, sportelli a orario ridotto e chiusure per emergenza sanitaria o sanificazioni, che stanno creando disagi in tutta la regione, «nascondono la carenza d’organico e il mancato turn over nel settore degli uffici postali che sta paralizzando la rete creando lunghe code fuori dagli sportelli e assembramenti con rischi di contagio». Alcuni cittadini e i sindacati temono che gli sportelli che dopo la prima ondata di pandemia non sono stati riavviati, non riapriranno più e costringeranno molti utenti a spostarsi nei centri. «Creando clienti di serie "B", costretti a muoversi e a fare anche le code».

«Il personale è insufficiente - continuano le sigle - e i clienti inferociti si scagliano contro i dipendenti che non hanno colpe, molte volte dobbiamo far intervenire le forze dell’ordine per ripristinare la calma e l’azienda abbandona a se stessi i dipendenti - continuano Penzo, D'Auria e Fraioli -. Per un gruppo che macina utili dovrebbe essere nell’interesse della collettività garantire i servizi essenziali attraverso poderose azioni di politiche attive. Non si può dire - precisano - che i servizi online stiano spostando parte della clientela in internet, poiché è vero il contrario: sono gli operatori postali ad accompagnare il processo di digitalizzazione».

La replica 

«C'è una trattativa nazionale in corso - fa sapere Poste italiane - per le assunzioni. Gli uffici postali in Veneto, 1035, sono tutti aperti - afferma - Solo un 10% a orario ridotto per le conseguenze dell'emergenza sanitaria». Sulla vertenza sono intervenuti i consiglieri regionali del Partito Democratico, Jonatan Montanariello e Francesca Zottis. «La situazione in molti uffici postali ha passato il limite: le carenze di organico si riflettono sugli utenti, che lamentano crescenti disservizi. È un problema che nella nostra regione va avanti da tempo, ma che si è aggravato durante la pandemia. I problemi sollevati dai sindacati devono trovare soluzione quanto prima, perciò invitiamo il presidente Luca Zaia ad occuparsene direttamente: la Regione non può accettare che i cittadini siano vittime di continui disservizi, senza muovere un dito».

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