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Sabato, 4 Dicembre 2021
Cronaca

Nordio: "Rischio perdita identità, serve referendum su accoglienza"

Il procuratore aggiunto commenta i fatti di Colonia e torna sul tema immigrazione: "C'è il pericolo che l'Europa diventi un'appendice afroasiatica"

Carlo Nordio, procuratore aggiunto di Venezia, torna sui temi dell'immigrazione e dell'accoglienza, con parole critiche nei confronti dei governi - quelli nazionali e quello europeo - accusati di non essere in grado di gestire la situazione. Nelle settimane scorse il magistrato aveva già fatto parlare di sé, proponendo di proibire burqa e niqab per garantire la riconoscibilità dei cittadini di fede islamica e di conseguenza la sicurezza per tutti.

Ora, in relazione ai fatti di Colonia (circa mille uomini "dall’aspetto originari di regioni arabe o nordafricane", secondo le testimonianze, avrebbero circondato, molestato e derubato diverse donne la notte di Capodanno), sollecita a sottoporre al vaglio della volontà popolare il rischio che l'Europa, con un'accoglienza indiscriminata, "diventi diversa da quella che è". Nordio lo dichiara al Gazzettino, sottolineando che servirebbe un referendum sui nuovi ingressi in cui "spiegare bene ai cittadini gli effetti culturali, economici, religiosi di una trasformazione" che può cambiare l'identità nazionale, facendo di questa parte del mondo "un'appendice afroasiatica".

La proposta del procuratore prevede poi l'indicazione da parte del Governo di un limite quantitativo oltre il quale l'identità nazionale sarebbe snaturata. "Quanti ne possiamo prendere? - si chiede - Centomila, un milione? O di più?. È la domanda drammatica alla quale, prima o poi, si dovrà rispondere. Ma per ora non ci si pensa". "La chiusura delle frontiere di Paesi tradizionalmente tolleranti e civili, come Danimarca e Svezia - continua - non è altro che il frutto dell'inavvedutezza critica dei governi, e della stessa Unione. Se la Svezia dice di non avere più posto per gli immigrati ciò dipende dal fatto che, al momento di discutere sull'accoglienza e la cosiddetta distribuzione delle quote, nessuno si domandò 'che facciamo se oltre agli immigrati che abbiamo ne arrivano dieci o cento volte tanti?'".

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