Cronaca Giudecca / Sestiere Giudecca, 712

Entro l'estate alla Giudecca la prima casa di reclusione per madri con bimbi

La struttura sorgerà in un palazzo settecentesco attiguo al carcere femminile. Il progetto presentato dalla vicesegretaria del Consiglio d'Europa Maud De Boer: "Esempio per l'Europa"

Il carcere femminile della Giudecca

Sarà pronta alla fine dell'estate a Venezia la prima "Casa di reclusione donna", dove le detenute possono vivere con i figli e le figlie in tenera età al di fuori delle mura del carcere. "Un caso unico in Italia", ha sottolineato la vicesegretaria generale del Consiglio d'Europa Maud De Boer, 'madrina' della nuova struttura.

Oggi, alla vigilia dell'inaugurazione, De Boer, accompagnata dalla direttrice delle carceri di Venezia Gabriella Straffi, ha visitato il reparto maternità dove sono ospitate le madri con figli piccoli. La Casa, ricavata in un palazzo del '700 attiguo al carcere femminile della Giudecca, ne occupa metà pianoterra e il primo piano. Al termine dei lavori, bimbi e bimbe avranno a disposizione anche un grande giardino alberato, attrezzato per i giochi.

"Qui - ha spiegato De Boer - i piccoli possono abitare nella struttura non carceraria che comunica con la casa di reclusione, dove la mamma ha l'opportunità di lavorare". Nel carcere giudecchino, infatti, sono state create nel tempo diverse attività, tra cui una sartoria, una lavanderia, un laboratorio di cosmetica. "I figli dei carcerati non possono essere a loro volta detenuti: in questo modo i piccoli andranno ad esempio all'asilo come tutti gli altri, avendo poi la mamma con sé - ha sottolineato De Boer.

Un precedente, è stato ricordato, è la positiva esperienza dell'Icam di Milano, istituto per la custodia attenuata delle madri, esterno al carcere. "Attualmente sono una cinquantina i bambini in Italia a vivere la condizione carceraria - ha spiegato Gianni Trevisan, presidente della cooperativa 'Il cerchio', attiva nel carcere della Giudecca - in buona parte le italiane ottengono gli arresti domiciliari, ma il problema resta nei casi in cui non possono essere concessi perché, per diverse ragioni, ad esempio nel caso delle detenute di etnia rom, non possiedono neppure un domicilio".


Nel corso di una conferenza stampa svoltasi nel nuovo ufficio del Consiglio d'Europa, alle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco, De Boer ha definito la struttura carceraria veneziana "un esempio di umanità". "Quando sono arrivata erano presenti due bambini piccoli di circa un anno e mezzo con le loro madri - ha detto l'esponente europea dopo la visita - gli altri piccoli erano in spiaggia con i volontari della cooperativa 'Il Cerchio', che opera all'interno e contribuisce a dare a questa struttura un'apertura mentale esemplare". Perché tutto funzioni, ha proseguito, "é indipensabile la cooperazione tra la società civile e le strutture ufficiali: dove queste ultime non possono arrivare, l'apporto del volontariato è essenziale. Quello di Venezia è un segnale per tutta Europa". (Ansa)

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