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Casalinga tamponata: "Ha diritto al risarcimento, mancati guadagni"

L'ha sentenziato una giudice del Tribunale civile. Una 43enne riportò ferite lievi, ma viene certificato che fa una professione a tutti gli effetti

Anche una casalinga che non ha subito lesioni gravi ha diritto a un equo risarcimento del danno patrimoniale, quello da mancato guadagno. E' questo il principio più interessante affermato dal giudice Marta Cappelluti, della terza sezione civile del Tribunale ordinario di Venezia, nella recente sentenza emessa su una causa civile relativa a un incidente. I fatti risalgono al 25 ottobre del 2011. Una allora 43enne residente a Mira, casalinga, resta coinvolta in un incidente a Mestre, all'intersezione tra via Gozzi e via Aleardi. La sua vettura viene investita da un'altra auto il cui conducente, per sua stessa ammissione (sarà anche sanzionato per questo dalla polizia locale, intervenuta per i rilievi), non rispetta il segnale di “Stop”, mancando la precedenza.

Nell'urto la donna riporta diverse lesioni, tra cui un “trauma distorsivo del rachide cervicolombare”, il colpo di frusta, oltre a pesanti danni materiali alla vettura. Pur essendo la dinamica chiarissima, però, la compagnia assicurativa della controparte non intende risarcirla. La cittadina mirese per avere giustizia si rivolge, attraverso la consulente Elisa Sette, a Studio 3A, la società specializzata nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini: sfumato ogni tentativo di accordo con la compagnia, scatta inevitabile la citazione in giudizio nei confronti di quest'ultima. Fino ad arrivare alla sentenza, che dà ragione alla casalinga e alle sue pretese risarcitorie.

Il giudice ha condannato l'assicurazione a pagare alla ricorrente una cifra di più di ventimila euro (oltre a interessi e rivalutazione, più tutte le spese legali e delle consulenze tecniche), comprensivi dei danni materiali alla vettura e di una rilevante somma per i danni fisici alla luce della consulenza tecnica d'ufficio del medico legale incaricato, il quale attesta come “si sia in presenza di un trauma distorsivo del rachide cervicolombare” e che “si deve riconoscere piena sussistenza del nesso di causalità materiale, in via diretta, tra il sinistro occorso e le lesioni patite dalla periziata”.

Alla donna è stato riconosciuto un danno biologico permanente del 4%, più svariati giorni di invalidità temporanea e di inabilità lavorativa totali e parziali. Ma tra le varie, ulteriori voci spiccano anche l'alta percentuale, il 30%, di personalizzazione del danno (l'ex danno morale) e un importo che la dottoressa Cappelluti ha stabilito per il danno patrimoniale da casalinga. In buona sostanza il mancato guadagno, calcolato come il triplo della pensione sociale. Si tratta di una grande conquista nel novero dei diritti riconosciuti, in quanto questo tipo di danno solitamente viene valorizzato solo a fronte di gravi lesioni, mentre qui, anche a fronte di lesioni medio-lievi, il giudice ha ritenuto che esse possano determinare un pregiudizio alla qualità della vita quotidiana di una casalinga, considerata una professione a tutti gli effetti.

“Si tratta di una sentenza significativa, che non solo rende ragione e giustizia su tutta la linea alla nostra assistita nei confronti degli incomprensibili dinieghi della compagnia assicurativa della controparte, ma che soprattutto riafferma con forza un principio sacrosanto per le donne che si occupano della casa – commenta Ermes Trovò, amministratore unico di Studio 3A - Pur non ricevendo materialmente uno stipendio, infatti, la loro attività va riconosciuta a tutti gli effetti e quantificata anche sotto il profilo economico, anche nei casi di microlesioni”. 
 

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