La denuncia. Richiesta di rimborso alle famiglie da 2 case di cura: «Per aggravio dei costi da Covid»

Ne ha parlato il Movimento per difesa della sanità pubblica. La lettera della società: «Necessarie straordinarie misure di sicurezza e contenimento del virus, tecnici specializzati, sanificazione»

Videochiamata, archivio

Il testo della lettera inviata dalla cooperativa che gestisce i servizi per due case di cura del Lido, è stato reso noto dal Movimento per la difesa della sanità pubblica veneziana, nel corso di una videoconferenza oggi, giovedì 19 marzo. Con la missiva si avvertono le famiglie che: «Per garantire la continuità delle prestazioni si è reso necessario coordinare interventi e straordinarie misure di sicurezza volte a contenere la diffusione del virus con il coinvolgimento di tecnici specializzati, attività di sanificazione, adozione di dispositivi di protezione individuali. Ciò sta comportando un abnorme aggravio di costi a copertura dei quali ci riserveremo di richiedervi un parziale rimborso. Certi che comprendiate il momento di comune difficoltà».

La vicinanza e il sostegno

«Oltre al danno, la beffa», la reazione del Movimento, espressa da Salvatore Lihard, Luisella Aprà e Giulio Labbro. In queste, come in altre strutture del territorio, sono state limitate per decreto governativo le visite dei parenti. Un atto dovuto. Ma che in un momento così delicato rischia di gettare ancora più nello sconforto persone particolarmente fragili come gli anziani e persone non autosufficienti che vengono seguite in queste istituzioni. Anche Stella Maris e Carlo Steeb hanno fatto sapere di aver messo a disposizione supporti tipo Whatsapp per consentire agli ospiti di mantenere un contatto con i propri famigliari. «Se di solito - continjua Lihard - i famigliari supplivano al lavoro dello scarso personale delle case di cura, ora c'è un aumento sproporzionato del carico di lavoro e si vorrebbero far ricadere i costi sulle famiglie, anzichè sgravarle».

Dispositivi

Assieme al Movimento per la sanità pubblica veneziano, altri comitati delle province hanno fatto sentire la propria voce per esprimere la necessità di un coorodinamento che affronti le urgenze e le fragilità delle categorie più a rischio, in queste settimane. Malati psichici, migranti, senza tetto e anche i piccoli. Ai bambini, spiegano in videoconferenza Lihard e gli altri, «va data la possibilità di tenere i contatti con le proprie educatrici, gli insegnanti e se possibile i compagni, dal momento che non possono incontrarsi con gli altri coetanei». Per questo i comitati per la difesa del servizio sanitario nazionale e del diritto alla salute hanno sentito la necessità di esprimere la loro preoccupazione, ma anche «la vicinanza e il cordoglio ai parenti e agli amici delle vittime del Covid-19, la solidarietà a tutti i lavoratori della sanità, la gratitudine a tutti quei lavoratori che, continuando la propria attività in condizioni di disagio, permettono a ogni cittadino di sopravvivere. I comitati - scrivono - consapevoli della gravità del momento, si impegnano a concordare e attivare, nel prossimo futuro, azioni specifiche a difesa della sanità pubblica. Siamo consci che la battaglia contro il dilagare del virus debba comprendere non soltanto l'aspetto ospedaliero ma anche quello sociale e psicologico. Vanno coinvolte più istituzioni: sindaci, prefetture, Regione e sistema sanitario, con una o più cabine di regia per risolvere alcune criticità quali la carenza di dispositivi e garantire il diritto alla sicurezza per tutti i cittadini».

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Informazione e inclusione

Sul piano dell'informazione, spiegano i comitati, «non è possibile che qualche anziano rinunci alle cure assistenziali per evitare che l'operatore possa portare il virus, e poi altri fanno venire a domicilio parrucchieri perchè i negozi sono chiusi. 
Questo è un periodo eccezionale. Occorre attrezzarsi con supporti psicologici, psichiatrici, socio-assistenziali per evitare situazioni incontrollabili o di esclusione sociale», spiegano, temendo che fra i più fragili possano verificarsi gesti estremi. La Regione Veneto ha messo in campo il numero verde 800 33 43 43, del servizio “inOltre”, per la gestione delle emergenze. È possibile contattare il servizio 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Gli operatori sono psicologi esperti nella gestione delle emergenze e propongono percorsi di supporto mirati a definire sia obiettivi che strategie per gestire le difficoltà, anche individuando nel territorio gli strumenti e le risorse utili e necessari.

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