Case di riposo: verso trasferimenti e raggruppamenti di positivi al Covid

Piano delle Ulss per separare e concentrare i contagiati. Martedì pronte analisi di rischio. Preoccupazione anche per Favaro e Campalto. Appello a garantire le strutture per disabili

Case di riposo, archivio

Case di riposo, strutture assistenziali, residenze sanitarie, istituti pubblici e anche privati convenzionati: in base all'ultima conferenza dell'assessore della Sanità Manuela Lanzarin con le aziende sanitarie regionali, giovedì 9 aprile, si va verso una riorganizzazione dei centri. Entro martedì tutte le Ulss consegnaranno i protocolli di rischio dei centri, che sono stati richiesti, e nel frattempo si sta provvedendo, man mano che avanza lo screening degli ospiti e degli operatori sanitari, sia con i test rapidi che con i tamponi, a individuare i positivi al Covid, in modo da trasferire, spostare, isolare e concentrare gli ospiti, e gestire razionalmente il personale, vista la mancanza di operatori sanitari.

Le notizie

Sale la preoccupazione nei Comuni e anche da parte delle istituzioni locali. Il capogruppo Pd in Consiglio di Municipalità di Favaro, Alessandro Baglioni, ha chiesto di conoscere i numeri dei contagi, sia degli ospiti che degli operatori, nelle residenze Anni Azzurri di Favaro e Don Vecchi di Campalto. Baglioni vuole capire lo stato di avanzamento dei test. «Ben vengano - dice - quelli anticorpali, più rapidi. Ma è chiaro che questa modalità non può sostituirsi ai tamponi. Chiediamo con forza chiarimenti circa la situazione attuale». Nelle comunità, nei piccoli centri, è comprensibile l'urgenza delle persone di conoscere la condizione nelle residenze che accolgono e curano i parenti anziani, quelli non autosufficienti, che ora non si possono neppure visitare. Non risultano, rimanendo nel Venziano, contagi nella residenza Stella Maris del Lido, mentre i positivi al Carlo Steeb sarebbero saliti a 5. 

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Ceod, centri semiresidenziali

La Regione vuole garantire la continuità a questo tipo di supporti, in un momento così delicato. Centri educativi e occupazionali, comunità semiresidenziali per disabili e minori e servizi di assistenza scolastica per alunni con disabilità, sono stati sospesi, così come i Ceod, i doposcuola, i centri e i laboratori per la salute mentale e i servizi di assistenza scolastica in sede. Ma per i 6.300 disabili che frequentano i Ceod in Veneto, così come per le migliaia di ragazzi e di adolescenti seguiti in classe e nei doposcuola dai servizi sociali ed educativi, o per gli utenti delle comunità per la salute mentale, la formazione a distanza e le attività di laboratori online risultano problematiche o poco efficaci. «Ho dato mandato alle Ulss di prendere contatti con gli enti gestori di Ceod, ha detto Lanzarin – per attivare iniziative alternative e di supporto domiciliare, individuale, a distanza o anche in sede, purchè si osservino le disposizioni del distanziamento sociale. Con specifici accordi contrattuali che prevedano il pieno rispetto delle misure precauzionali di sicurezza, enti e operatori possono continuare ad assistere minori e disabili. La Regione ha autorizzato a reclutare, su base volontaria, operatori ed educatori eventualmente non impegnati in progetti e attività alternative, al fine di destinarli alle strutture residenziali extra-ospedaliere per anziani e disabili, per colmare i vuoti di organico creati dall’infezione del coronavirus. «I gestori di Ceod e comunità devono comunque assicurare a operatori ed educatori ogni garanzia in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro».

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