Case di riposo: il piano tamponi dà risultati ma i contagi si estendono

Positivi alla Carlo Steeb degli Alberoni. Cgil: «Solo test anticorpali, strada inadeguata». Uil, «Attenzione all'assistenza domiciliare». Cisl: «Venerdì avremo il quadro della situazione»

Case di riposo, archivio

La politica dei tamponi a tappeto in Veneto, annunciata dal governatore Luca Zaia, aveva riscosso anche perplessità all'inizio in ambito medico. Fatto sta che il focolaio di Vo' Euganeo (Padova), individuato con lo screening di tutta la popolazione, e isolato per bloccare i contagi dal cluster, ha prodotto i suoi frutti, perché gli infetti si sono fermati, e Vo' è diventato un caso per cui ancora il governatore del Veneto Luca Zaia è "oggetto" di attenzione anche dall'estero. Il piano tamponi nelle Ulss di tutto il Veneto, per isolare e mettere al sicuro pazienti e lavoratori della sanità, è andato avanti non senza complicazioni. Prima fra tutte, la tempistica per avere gli esiti: oltre una settimana.

Le emergenze esplose in alcune strutture per anziani venete hanno poi esteso tutta l'operazione alle case di riposo, popolate dai bersagli preferiti dal coronavirus: i più fragili e pluripatologici. Man mano che i tamponi procedono, che i macchinari acquistati arrivano, e che ospiti e operatori delle residenze vengono esaminati, aumentano i positivi in tutto il Veneto e nel Veneziano. Da un lato si lavora per aumentare la sicurezza, dall'altro cresce la preoccupazione, il timore degli operatori, la paura dei parenti degli ospiti. Sono risultati positivi tre anziani alla casa di cura Carlo Steeb degli Alberoni, al Lido. E sarà inevitabilmente un rincorrersi di informazioni su altre strutture interessate, nuovi contagi, persone isolate e ricoverate. Su questo i direttori sanitari sono stati chiari. Zaia ha battezzato il Covid-19, "virus delle case di riposo". E il sottosegretario Achille Variati, domenica scorsa, è andato all'attacco dicendo, «gli appelli sulla mancanza di dispositivi nelle residenze per anziani sono rimasti inascoltati». Affermazione alla quale Zaia ha replicato: «Se è convinto di questo, vada in procura e ci denunci».

I tamponi a tappeto sono ora l'unica strada, ma bisogna fare presto (ne servirebbero 60 mila in Veneto per tutte le strutture). Utilizzando anche i test del sangue. Cosa che però, diversamente da quanto detto ieri da Ulss3 e Ulss4, «non può portare a scegliere di utilizzare alternativamente l'una o l'altra modalità», secondo il sindacato Cgil, intervenuto su questo a gamba tesa. «Solo il tampone può stabilire la positività quando ancora non esiste sintomo alcuno, e la persona contagiata può infettarne altre. Quello che si rischia nelle case di riposo - scrivono la Camera del Lavoro metropolitana di Venezia, Fp Cgil e Spi Cgil - è troppo», minacciando una diffida se le aziende sanitarie procederanno in qualche caso di serie "b" solo con il test sierologico.

«Non ci risulta - affermano rispettivamente i sindacalisti Ugo Agiollo, Daniele Giordano e Daniele Tronco - che la Regione abbia equiparato il tampone al test anticorpale e tanto meno che vi siano evidenze scientifiche per non fare il tampone a tutti e utilizzare altri strumenti complementari, ma non sostitutivi. Sembra che verrà eseguito il test anticorpale in vari centri: quattro Ipav (San Lorenzo, San Giobbe, Zitelle, e Antica Scuola Battuti), entrambe le residenze Anni Azzurri di Favaro e Quarto d’Altino, la Ca’ dei Fiori sempre a Quarto d’Altino, l’Ipab Mariutto di Mirano, il Cottolengo di Venezia, la Caburlotto di Spinea; le strutture gestite da Codess, Villa Althea di Spinea, il Carlo Steeb e Stella Maris del Lido; la Santa Maria del Rosario di Mestre».

Contro i vertici dell'ospedale San Camillo del Lido, la struttura di riabilitazione neurologica (dove non risulta al momento siano iniziati i tamponi) era partita una diffida da Cgil e Cisl, giorni fa, da cui la Uil ha preso le distanze. I primi due sindacati hanno puntato il dito contro una gestione «poco puntuale, confusa e rischiosa» della quotidianità lavorativa, in piena emergenza coronavirus, vista la fragilità degli utenti. Ma la dirigenza e Uil hanno respinto l'accusa, perché «senza evidenze concrete, soprattutto sulla mancanza dei dpi (dispositivi di sicurezza) e la poca chiarezza nell'utilizzo». La Funzione Pubblica della Uil, dopo aver appreso dei contagi alla Carlo Steeb del Lido, ha esternato, attraverso il sindacalista Piero Polo, la propria preoccupazione, ora anche per l'assistenza domiciliare del Comune di Venezia. «Neanche 250 operatori per più di mille assistiti e senza dispositivi - dice -. Rientrano nelle loro case, sono a contatto con i famigliari, i figli, altri anziani, e il rischio è alto. Le case di riposo dovevano essere prese in considerazione più tempestivamente, e trattate come ospedali», dice.

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«Avevamo chiesto un'attenzione particolare agli anziani di queste strutture - ricorda Salvatore Lihard del Movimento per la sanità pubblica veneziana - abbiamo paura che ora il prezzo da pagare in termini di contagi, ammalati e decessi sia troppo doloroso per una comunità come quella del Lido». «Finalmente sono partiti i controlli. Siamo preoccupati, ma avremo un quadro preciso della situazione contagi già probabilmente a fine settimana, poi l'importante sarà procedere in fretta a organizzare una contromossa. Nulla vieta che un test sierologico, che permette di avere subito intanto una risposta, venga poi accompagnato da un tampone. L'importante era iniziare ad esaminare - dice Carlo Alzetta della Cisl - La preoccupazione è grande per lavoratori e ospiti».

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