Covid, si torna nelle case di riposo col tampone rapido a tutti i visitatori

Zaia critico sulla chiusura dei locali: «Vuol dire attuare un mini lockdown, dobbiamo avere una motivazione per farlo. Ad oggi non c'è emergenza  sanitaria ospedaliera»

Case di riposo, archivio

La Regione è pronta a tornare in tutte le 300 case di riposo del Veneto da lunedì per somministrare tamponi rapidi ai visitatori. «Abbiamo avuto piccoli focolai di coronavirus e siamo preoccupati - dice il governatore Luca Zaia -. I parenti e gli accessi non sono interdetti ma i tamponi rapidi fatti in casa di riposo saranno oggetto di registrazione per avere contezza di quello che sta accadendo, siamo preoccupati». Per Zaia, che ha parlato stamattina in conferenza stampa, assistiamo alla diffusione di un virus «che in questo momento si comporta diversamente rispetto al passato e non ci dà emergenza sanitaria. Stiamo incentivando l'ingresso nelle scuole, evitando code e facendo in maniera repentina. Stiamo lavorando al baby tampone che richiede la macchinetta da mille euro. Ora stiamo lavorando a un tampone in autosomministrazione».

I locali e le mascherine

La Regione sarà in videoconferenza con il governo mercoledì sera. «A Roma è giusto che ci sia una regia, ma i malati ce li abbiamo noi. Vogliamo portare anche la nostra esperienza». Secondo il piano di sanità pubblica dovrebbero partire i vaccini a iniziare dalle categorie a rischio e più esposte, con delle specifiche campagne apposite, mentre sulla mascherina indossata sempre all'aperto, come da disposizione nazionale, Zaia dice: è un atto di prevenzione. Cosa ci costa indossarla. Certo, se uno passeggia da solo nel bosco non la porta, ma deve tenerla a disposizione in modo averla se serve». Più critico sulla chiusura dei locali: «chiudere prima vuol dire attuare un mini lockdown, ma dobbiamo avere una motivazione per farlo. Non possiamo chiudere i bar alle 11 e lasciare la piazza piena per l'aperitivo davanti al bar. Nel momento in cui scattano le misure è perché ho dei parametri critici e questi non possono essere l'R con zero, che penalizza i virtuosi, cioè chi fa più tamponi e inevitabilmente registra più contagi. Meglio sarebbe l'allineamento tamponi per abitanti se si vogliono costruire paragoni fra regioni», spiega. Ad oggi conclude, «non c'è emergenza  sanitaria ospedaliera».

Agenzia biomedicale

«Siamo candidati - annuncia Zaia - e abbiamo dato l'incarico per fare il dossier. Il Veneto è della partita e Padova è centrale come realtà ospedaliera e universitaria unica, per questo si può candidare. Ci lavoriamo da due mesi, cioè da quando c'è la possibilità di candidarsi al livello internazionale e si è creata un'opportunità di entrare in una gara e offrirsi come sede in ambito biomedicale».

Dati

I dati comunicati dal governatore: oltre due milioni di tamponi e un milione e 436 mila di rapidi, ad oggi in Veneto. I positivi ad oggi, dal 29 febbraio, sono 29.418: 375 in più nelle ultime 24 ore. Abbiamo 10.417 isolati e 290 ricoverati all'ospedale, il 12%. Sono scese le terapie intensive: 25. Si è abbassata l'età del contagio. Il dato per Zaia è che la quasi totalità dei contagiati non ha sintomi: su 4754 positivi ci sono 155 sintomatici. La percentuale dei ricoverati sui positivi al Covid totali è 6,5%.

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