Caso Fior, Zaia: "Era stato già sospeso" M5s: "Il castello crolla"

Immediate repliche del presidente del Veneto, dei grillini e di Legambiente, che chiede lo scioglimento della commissione di Via. Conta si difende

Giornata campale nelle sale della Regione Veneto, dopo che un'indagine della Guardia di Finanza ha smascherato il giro di favori e abusi d'ufficio perpetrati da Fabio Fior, dirigente dell'ente regionale finito in mezzo alla bufera assieme ad un imprenditore e una professionista. Alle ordinanze di custodia cautelare, come prevedibile, sono seguite le dichiarazioni dei diversi personaggi di spicco, primo tra tutti il presidente del Veneto Luca Zaia.

DALLA REGIONE - "Siamo come sempre fiduciosi e rispettosi dell'operato della Guardia di Finanza e della magistratura. Ribadiamo che i processi si celebrano nelle aule dei tribunali. Ci auguriamo comunque che le persone coinvolte nell'inchiesta riescano a chiarire la loro posizione nell'interesse loro e di tutti i veneti". Zaia ha poi sottolineato come già nel 2013 fosse stato avviato dalla commissione regionale, su specifica segnalazione della Guardia di Finanza, un procedimento disciplinare nei confronti di Fior per aver svolto in oltre un quindicennio e in fasi diverse attività libero professionale a favore di società senza le opportune autorizzazioni da parte dell'ente o di aver, in altri casi, esibito autorizzazioni irregolari. L'esito del procedimento, spiega Palazzo Balbi, era stata una sanzione nei confronti del funzionario, con la sospensione per sei mesi dal servizio, senza stipendio, a partire dal 1 ottobre 2013. Il dipendente era stato successivamente reintegrato, con collocazione nell'organico di una direzione diversa da quella dove precedentemente aveva svolto il servizio. Nell'aprile 2014 era stata trasmessa alla Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti la documentazione per il recupero delle somme indebitamente percepite dal dirigente. "Si rileva come particolare importanza - conclude Zaia - abbiano in questo nuovo contesto regolatorio i controlli incrociati fra dichiarazione fatte dai sostituti d'imposta e le autorizzazioni rilasciate dall'amministrazione. Le ritenute versate dai sostituti d'imposta a fronte di prestazioni rese e non coperte da autorizzazione, entrano nel cuneo dei controlli regionali".

LA REPLICA - Anche Giancarlo Conta, ex assessore all'ambiente della Regione e capogruppo del Nuovo Centrodestra - Veneto autonomo, ha voluto replicare a quanto pubblicato oggi dai giornali, e l'ha fatto attraverso una nota stampa: "In riferimento alle notizie che questa mattina vedono inserito il mio nome all'interno di indagini in corso, tengo a sottolineare che sono assolutamente estraneo ai fatti. Il mio operato come amministratore è sempre stato trasparente e rispettoso delle normative e delle procedure - prosegue Conta - Pertanto confido nell'operato della magistratura. Diffido gli organi di informazione ad associare il mio nome e la mia persona a comportamenti politico-amministrativi non leciti".

I COMMENTI - "Il castello sta crollando, portando alla luce tutto il marcio che nascondeva dentro. Questa ennesima indagine, questa nuova retata di politici e dirigenti scelti da quegli stessi politici, è la dimostrazione di come la Regione Veneto sia ormai un sistema collaudato di interessi personali che si concretizzano attraverso reati che portano il nome di concussione, peculato, abuso d'ufficio". Questi i commenti del deputato del Movimento 5 Stelle Mattia Fantinati. "Parlo non a caso di sistema collaudato - spiega il grillino - Una simile macchina da tangenti non può essere nata improvvisamente, dal nulla, ma deve aver richiesto la creazione di una fitta rete che nel tempo ha coinvolto politici e assessori, dirigenti di uffici regionali e di enti. Una rete che è riuscita a estendersi su diverse province venete, fino a portare i suoi tentacoli sul Garda, bussando alla porta dell'ex sindaco di Torri del Benaco, Giorgio Passionelli. Il quale, va ricordato, è tutt'ora presidente della Comunità del Garda, carica dalla quale auspico si dimetta immediatamente". Anche Legambiente affila le armi e, dopo aver presentato a Luca Zaia un corposo dossier, hanno chiesto lo scioglimento della commissione di Via: “Un anno fa – spiega Luigi Lazzaro, presidente Legambiente Veneto - avevamo già chiesto la chiusura della commissione. Bisogna rimettere mano a tutti i procedimenti passati attraverso la Via regionale lo scorso anno. È evidente che le grandi opere sono area di interesse della criminalità organizzata e per chi mira a lucrare sulle spalle dei cittadini”.

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