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Mantovani, caccia ai milioni nascosti: "Cinque consulenze false per Venezia"

Gli inquirenti stanno cercando di stabilire a cosa siano serviti i fondi neri creati dal 2005 al 2010. Piergiorgio Baita avrebbe ricevuto informazioni riservate. Lunedì l'interrogatorio

"Follow the money". Questo è stato il metodo seguito dal giudice antimafia Giovanni Falcone. Questo è ciò che stanno tentando di fare gli inquirenti alle prese con le indagini seguite ai quattro arresti dell'operazione "Chalet", tra cui il presidente del Consiglio di amministrazione della Mantovani spa (colosso delle costruzioni del Veneto) Piergiorgio Baita.

I DETTAGLI DELLE INDAGINI

Secondo il pubblico ministero Stefano Ancilotto, che ha coordinato le indagini dei nuclei di polizia tributaria di Venezia e Padova della guardia di finanza, sarebbero stati creati fondi neri per circa venti milioni. Da qui il sequestro di beni per 8 milioni di euro (per il resto delle risorse il reato di frode fiscale sarebbe prescritto). Ma quei soldi incamerati dove sono finiti? A cosa sono serviti? Per questo gli investigatori stanno tentando di ricostruire i percorsi (che potrebbero portare all'estero) di quei milioni.

LE INTERCETTAZIONI: "HO FATTO CARTA STRACCIA PER 8 MILIONI"

Il sospetto delle forze dell'ordine (ma nelle ordinanze di custodia cautelare per frode fiscale non si enuncia mai il termine) è che possano essere stati utilizzati per tangenti. Per mazzette per vincere appalti o per crearsi una rete di protezione. Rete che, secondo i quotidiani locali, sarebbe entrata in funzione non appena Baita venne a sapere di essere oggetto di verifica fiscale dallo stesso pubblico ministero che fece arrestare il presidente della società Autostrada Padova-Venezia Lino Brentan. Tra gli indagati, infatti, ci sarebbe anche un vicequestore in servizio in Emilia-Romagna, che avrebbe contattato direttamente gli investigatori per essere informato. Alcuni funzionari dell'Agenzia delle Entrate, inoltre, si sarebbero mossi per capire cosa ci fosse sotto.

L'EX SEGRETARIA DI GALAN: "FACEVO CIO' CHE DIVEVA MANTOVANI"

LE CONSULENZE FALSE - Secondo il Gazzettino furono undici gli studi commissionati dal gruppo Mantovani alla Bmc Broker srl di San Marino dal 2005 al 2010, che per gli inquirenti fabbricava le fatture false da girare poi al colosso padovano. Il titolare della Bmc, W.C., è stato arrestato nei giorni scorsi. Di questi undici cinque riguardavano la provincia di Venezia: un milione e 400 mila euro per progettare campagne di comunicazione per promuovere interventi di salvaguardia della laguna di Venezia; 750mila euro per valorizzare un complesso immobiliare in via Torino a Mestre; un milione per uno studio di progettazione del nuovo terminal di Fusina; stessa cifra per un piano di ricerca fornitori per le opere alle bocche di porto di Malamocco e Treporti. Alla Bmc è stato chiesto anche uno studio per delocalizzare la sede della Mantovani a Marghera dal costo di mezzo milione di euro.

LA MANTOVANI: "MISURE CAUTELARI ABNORMI"

Questi studi, per il pubblico ministero, erano fittizi. La Mantovani in verità li commissionava già alle strutture al suo interno o ad altri professionisti. Attraverso queste fatture Baita avrebbe quindi potuto pagare W.C. tramite bonifici bancari a San Marino, soldi che poi W.C. avrebbe prelevato (circa il 20% se lo teneva per sé) e riconsegnato al suo interlocutore. In modo, sempre seguendo la ricostruzione del pm, da frodare il fisco e creare fondi neri.

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