Cronaca Gambarare

Il "giallo" delle ceneri sparite a Gambarare: "Nessuna risposta, si andrà in tribunale"

Studio 3A in una nota dichiara che attraverso l'analisi dei documenti ora si ha la certezza che l'urna di Livia Bottacin era presente al moento della rimozione: "I figli siano risarciti"

Anche i residui dubbi sono stati fugati dalla documentazione fornita dal Comune di Mira: le ceneri andate perdute al cimitero di Gambarare di Mira erano state riposte fin dal 2011 nella tomba da cui sono sparite, ma i familiari continuano a non ottenere risposte. Torna a far discutere il caso dell'urna con i resti di una defunta volatilizzatasi dopo un'esumazione.

I fatti risalgono a fine 2015. Annalisa e Renata Cagnin, di Mira, come gli altri familiari, ricevono la lettera dal loro Comune per informarli che la salma del papà Gino, deceduto nel 1991, sarà esumata il 29 dicembre, nell'ambito di una sessantina di esumazioni di emergenza per ricavare spazi al cimitero di Gambarare. Nella tomba a terra dove l’uomo è sepolto, sopra la sua testa e protetta da un pozzetto, c’è anche la teca con le ceneri della moglie, Livia Bottacin, scomparsa nel 2011 e cremata. Le figlie hanno voluto riunirli subito e sono state autorizzate a riporre l’urna della mamma nella tomba del papà, in attesa di spostarli entrambi nell’ossario dopo l’esumazione di quest’ultimo. Che l'urna fosse lì lo attesta la stessa lettera del Comune in cui si allega il programma delle esumazioni di quel giorno e si specifica, alla voce “Cagnin Gino”, che “ci sono anche le ceneri della moglie, Bottacin Livia”: lettera di cui dispone anche la cooperativa che all'epoca aveva in gestione i servizi cimiteriali.

Il giorno fissato Annalisa Cagnin va in cimitero ma quando arriva gli addetti sono già avanti coi lavori: hanno rimosso la lapide, aperto la tomba e scavato con una ruspa per arrivare alla cassa. Sono già pronti a consegnarle le ossa del padre, ma quando la signora chiede di avere anche l’urna con le ceneri della madre, cadono dalle nuvole. La Cagnin, sotto choc, continua a fare presente che lì sotto le ceneri dovevano esserci e che la loro presenza era certificata dalla lettera del Comune, ma l'operatore dell'impresa prima mette in dubbio la circostanza, poi allarga le braccia. Si trattava di una teca a forma di pallone ovale di una certa grandezza e con il talloncino del nome sopra, ma nonostante ciò non ve n'è più traccia. Le sorelle Cagnin, il fratello e gli altri familiari si recano in municipio, e lo faranno più volte, chiedono spiegazioni, scongiurano i funzionari preposti a recuperare l’urna, ricevono mille scuse e promesse, ma di quelle ceneri non si saprà più nulla: il timore è che il pozzetto e la teca siano stati travolti dalla scavatrice e il suo contenuto disperso nel terreno rivoltato.

I familiari si sono visti costretti a presentare una querela ai carabinieri di Camponogara e, attraverso la consulente personale, dottoressa Elisa Sette, si sono rivolti a Studio 3A, società di patrocinatori stragiudiziali specializzata nella valutazione della responsabilità a tutela de diritti dei cittadini, per far luce sulla vicenda e ottenere giustizia. "Anche Studio 3A ha cercato di far pressione su Comune e impresa per trovare l'urna - si legge in una nota - ma, non avendo ottenuto risposte, oltre a denunciare il grave caso, si è attivato per ottenere un equo risarcimento per il grave danno morale subito dai propri assistiti. Anche qui invano, tuttavia. Alle due richieste danni all'impresa il legale della cooperativa ha declinato ogni responsabilità sullo smarrimento, senza neppure fornire le coperture assicurative della cooperativa, recuperate solo attraverso il contratto d'appalto con il Comune di Mira. Il quale, da parte sua, ha fornito le sue coperture assicurative, ma la sua compagnia ha a sua volta risposto picche scaricando ogni responsabilità dell'accaduto sulla ditta".

Essendo stato messo in dubbio che le ceneri fossero effettivamente nella tomba, Studio 3A, per avere in mano tutta la documentazione, ha effettuato anche un accesso agli atti presso il Comune, attingendo, novità degli ultimi mesi, ulteriori, prove: la comunicazione dell'impresa di onoranze funebri da cui risulta che “Bottacin Livia è stata cremata e l'urna è stata inserita nella tomba di suo marito Cagnin Gino il giorno martedì 28-6-2011 alle ore 15”, e la richiesta dei familiari all'ufficio servizi cimiteriali di ricevimento delle ceneri e di inserimento dell'urna nel cimitero di Gambarare, con l'indicazione del numero della tomba del marito: istanza autorizzata dal Comune di Mira “visto il vigente regolamento comunale di polizia mortuaria e che è stato pagato ed è stata espletata ogni altra formalità richiesta”. Oltre alla già acquisita comunicazione con il programma delle esumazioni del 29 dicembre 2015.

"In forza di queste decisive attestazioni trasmesse dal Comune di Mira a inizio maggio, Studio 3A è tornato all'attacco con l'ennesima richiesta risarcitoria per i propri assistiti, ma dopo più di un mese ancora nessun riscontro. Né dall'impresa e dalla sua compagnia, né dall'amministrazione comunale, ed è soprattutto questo silenzio a risultare inaccettabile - conclude il comunicato - Perché è vero che il capitolato d'appalto prevede che sia l'appaltatore a dover rispondere dei danni a cose o persone durante l'effettuazione del servizio, ma è altresì vero che la ditta ha effettuato i lavori per conto del Comune, che ha l'obbligo di tutelare i cittadini dalle inosservanze del contratto. Non solo. L'articolo 16 del capitolato speciale d'appalto prevedeva una penale “per il ritardo nella consegna di urna cineraria contenente la cremazione di resto inconsunto proveniente da esumazione eseguita dall'impresa, superiore a 15 giorni dalla data di redazione dell'autorizzazione al trasporto e alla cremazione del resto”, eventualità in cui rientra anche il caso in questione. Tale ritardo doveva comportare una penale di 20 euro al giorno per i primi cinque giorni e dal sesto in poi di 50 euro giornalieri, e quidi giorni ne sono trascorsi ormai 530: farebbero circa 27mila euro di sanzione. Ma nulla di tutto questo è stato applicato dal Comune alla cooperativa. Ormai le citazioni in causa appaiono inevitabili".

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