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Sigilli alla chiesa-moschea, i vigili urbani arrivano venerdì mattina

Chiude il padiglione islandese di Venezia per le troppe irregolarità, la polizia municipale è giunta a Santa Maria della Misericordia verso le 11

Alcune persone si stavano preparando per la preghiera collettiva, altre erano già intente a portare a termine i propri riti di culto quando venerdì mattina i vigili urbani sono arrivati per apporre i sigilli alla "chiesa-moschea" di Santa Maria della Misericordia, in campo dell'Abazia a Venezia. Si conclude così intorno alle 11 l'attività del padiglione islandese della Biennale (salvo ricorsi al Tar), installazione dall'artista svizzero Christoph Büchel che era finita al centro della cronaca e delle polemiche delle ultime settimane. Concepita in parte proprio come una provocazione, la "moschea" ha dovuto affrontare inevitabilmente una serie di voci contrarie, che si sono levate contro la presenza di quello che era diventato un luogo di culto a tutti gli effetti.

Un provvedimento che era stato ampiamente annunciato e ufficializzato giovedì, per diverse motivazioni: i tecnici di Ca' Farsetti hanno contestato soprattutto l'eccessivo afflusso di persone rispetto a ciò che era previsto dalle normative di sicurezza. Non avrebbero potuto entrarne più di una novantina, invece venerdì scorso, giorno di preghiera pubblica, le presenze erano superiori al centinaio. C'è poi stata la valutazione da parte del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che nei controlli effettuati ha stabilito che "l’attività espositiva è risultata esercitata in violazione delle prescrizioni impartite dall’amministrazione comunale e delle assicurazioni fornite dagli stessi responsabili dell’iniziativa nelle loro precedenti comunicazioni. In particolare, sotto il primo aspetto, sono state violate le prescrizioni riguardanti il divieto di utilizzo, durante l’orario di apertura al pubblico, dello spazio interno dell’ex chiesa per finalità diverse da quelle di una mostra espositiva; il divieto di utilizzo del padiglione quale luogo di culto; le modalità di ingresso del pubblico". I curatori del padiglione avevano invece presentato i documenti che avrebbero dovuto metterli al sicuro da un'altra criticità, dimostrando che la chiesa era effettivamente sconsacrata e non ancora un "luogo di culto". Ma non è bastato.

La Biennale perde quindi il suo padiglione islandese, almeno per ora. I curatori hanno sessanta giorni di tempo per ricorrere al Tar, mentre le persone presenti al momento dell'arrivo dei vigili hanno dovuto lasciare il posto: "I credenti sono usciti - spiega uno dei custodi del padiglione - Dopodiché si sono diretti verso Marghera per arrivare in tempo all'appuntamento con la preghiera collettiva. I tecnici del Comune sono arrivati con tanti fogli, poi è stato chiuso tutto".

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