Fincantieri chiude. In ferie i lavoratori. Divisi i sindacati

Dal 16 al 29. Fiom e Fim: «Va fatto con ammortizzatori sociali. A Marghera i dipendenti in appalto restano senza stipendio». Uilm: «Occorre fermare tutto o si ammalano». Solidarietà da Bettin

Fincantieri, archivio

«Una decisione unilaterale. Ci opporremo con tutte le forze e in ogni sede», è il commento dei sindacati Fiom e Fim alla decisione di Fincantieri di chiudere i siti produttivi in tutto il paese dal 16 al 29 marzo compresi, mettendo in ferie i lavoratori. 

«Tutte le misure di prevenzione sono state poste in essere - scrive la compagnia - In considerazione della elevata concentrazione di lavoratori all'interno del proprio ciclo produttivo, a testimonianza della propria sensibilità alle attuali necessità del Paese, nella consapevolezza che la sospensione dell'attività produttiva per un periodo di 14 giorni risulterebbe coerente con le indicazioni delle autorità sanitarie in tema di quarantena per ridurre le possibilità di contagio, tenuto conto del timore presente fra i lavoratori, fornitori e cittadini, si procedere a sospendere le attività produttive in tutti gli stabilimenti con ricorso a ferie collettive anticipandole rispetto alla chiusura estiva. Questa misura consentirà attraverso una maggior presenza nel mese di agosto di mitigare, nella speranza che la situazione si normalizzi, l'impatto sui successivi adempimenti contrattuali. Nella certezza di poter contare sull'impegno e disponibilità e senso di appartenenza di tutti i lavoratori». 

Fim e Fiom se la prendono anche con la Uil, rea di «aver prestato il fianco a questa imposizione», spiega Michele Valentini della Fiom Cgil Venezia. «Questa è una situazione da gestire con la cassa integrazione, da concertare e da estendere anche alle categorie di dipendenti in appalto che non hanno ferie e quindi per logica rischiano di restare a casa senza percepire stipendio per 14 giorni. Non si capisce perché Fincantieri prima si oppone alla chiusura dei reparti non strettamente necessari, come avevamo chiesto, perché afferma che ci sono tempi di consegna da rispettare. Poi decide senza sedersi a un tavolo con le parti sociali, di bloccare tutto». 

Le due sigle ribadiscono, in un comunicato, che «le iniziative di messa in sicurezza, sanificazione, riorganizzazione delle attività vanno fatte attraverso l'uso degli ammortizzatori come è previsto dal dpcm dell'11 marzo, e con il coinvolgimento dei sindacati attraverso apposite intese, «come stanno facendo in queste ore numerose aziende nel nostro Paese. Sosterremo - conclude Valentini - tutti i lavoratori per far valere i loro diritti», come quello al recupero psicofisico, cioè al godimento delle ferie, specie nel periodo estivo. «Da lunedì 16 marzo accoglieremo i mandati dei lavori che intendono non accettare l'imposizione dell'azienda, mettendoci a disposizione per fare causa. Non si possono usare ferie che nemmeno i lavoratori hanno ancora maturato per il 2020, non è legale. Siamo contrari e agiremo in tutte le maniere e in tutte le sedi». «Quello che Fincantieri ha deciso è relativo all'assenza di un quadro normativo certo - dice Diego Panisson della Uilm di Venezia - . Speriamo di avere elementi concreti per l’utilizzo di eventuali ammortizzatori sociali ma oggi non ci sono. Penso che questa emergenza avrà un'onda lunga drammatica anche nel settore della cantieristica. Non c’era più tempo di aspettare e finché non ci sarà chiarezza sugli ammortizzatori era l’unica maniera per sospendere l’attività. I metalmeccanici tutti stanno lavorando spesso privi di protezione. Dobbiamo fermarci in ogni sito con gli strumenti che abbiamo. E in Fincantieri ad oggi non c’erano le condizioni per altre soluzioni. Spero che si possa tornare alla normalità presto».

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Il messaggio del presidente Gianfranco Bettin: «La Municipalità di Marghera è a fianco ai lavoratori Fincantieri e a tutti coloro che, in ogni posto di lavoro, proseguono l’attività professionale ai sensi del recente decreto governativo, ma che non sempre e non ovunque sono tutelati in modo adeguato. Lo Stato riconosce che, per il compito strategico che svolgono nell’economia e nella produzione, sono lavoratori di serie A, e tuttavia sul piano delle tutele spesso sono considerati di nessuna serie, cioè senza regole, senza garanzie certe e, dunque costretti a lavorare in condizioni di insicurezza e, oggi, di insufficiente tutela dal contagio. Un rischio che corrono fin dai mezzi stracarichi con cui devono recarsi sul posto di lavoro. L’insicurezza che subiscono riguarda tutti, il diritto a essere tutelati dal contagio riguarda tutti: in una società come la nostra o siamo tutelati tutti o non lo è nessuno».

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