Cronaca Santa Maria di Sala / Via Tabina

Speedline, oggi l'incontro con il sindaco Brugnaro

Fino a stamattina all'alba braccia incrociate per gli oltre 600 lavoratori dello stabilimento di Tabina (Santa Maria di Sala). Giovedì tavolo di crisi in Regione con Confindustria e il ministero dello Sviluppo economico. C'è un'interrogazione parlamentare

Sono rimasti a braccia incrociate fino a stamattina alle 6 bloccando i turni di lavoro, gli oltre 600 lavoratori della Speedline di Tabina (Santa Maria di Sala). Ieri la società della multinazionale svizzera Ronal attraverso i legali dello studio Alix Partners e quelli di Bonelli Erede ha confermato che l'azienda veneziana chiuderà i battenti a fine 2022. La compagnia che produce ruote in lega per automobili si sposterà all'estero e verrà delocalizzata in Polonia per abbattere l’eccessivo costo di produzione che ha portato il gruppo a perdere fatturato negli ultimi due anni, hanno detto dalla società. E per i dipendenti è stato come un fulmine a ciel sereno. Sono usciti dallo stabilimento e sono andati in strada per protesta, poi hanno proclamato lo sciopero con le organizzazioni sindacali Cisl e Cgil e le Rsu. Oggi, martedì 7 dicembre, è previsto un incontro con il sindaco di Venezia e metropolitano Luigi Brugnaro e un presidio davanti i cancelli. «Poi vedremo come articolare lo sciopero», commenta Matteo Masiero (Fim Cisl Venezia) assieme a Michele Valentini (Fiom Cgil Venezia).

«Con le segreterie nazionali - continuano - abbiamo già chiesto la convocazione di un tavolo al ministero dello Sviluppo economico. Siamo disponibili a discutere di un nuovo piano industriale o di qualsiasi prospettiva implichi il mantenimento di tutti i posti di lavoro nel sito veneziano, ma non accettiamo la chiusura. Questa vertenza varcherà i confini del nostro territorio, della regione e arriveremo alle porte del gruppo Ronal - fanno sapere lavoratori e sindacati - . Non permetteremo che portino via un pezzo di industria strategica del nostro paese».

«La decisione della Speedline è semplicemente irricevibile - commentano i consiglieri regionali del Partito Democratico Francesca Zottis e Jonatan Montanariello -. Tutte le istituzioni devono fare fronte comune contro la delocalizzazione e per difendere le centinaia di posti di lavoro. Non c’è colore politico, ma solo il bene del territorio. La modalità è stata brutale, dalla sera alla mattina, saltando ogni passaggio intermedio e disertando l’incontro con i sindacati è stata annunciata la chiusura della fabbrica. Gli impegni con il territorio vanno rispettati, ma è anche evidente che servano provvedimenti urgenti contro la delocalizzazione selvaggia, oltretutto all’interno della stessa Unione europea. Siamo a fianco dei lavoratori in sciopero e delle loro famiglie, ci auguriamo che giovedì al tavolo di crisi della Regione con Confindustria e ministero dello Sviluppo economico possano già esserci dei segnali diversi. Questa vertenza deve diventare un caso nazionale. Non possiamo permetterci di perdere altri posti di lavoro. Nel 2020 in Veneto gli occupati sono diminuiti del 2,4%, mentre disoccupati e inattivi sono cresciuti del 5,3% con 130 mila persone in cerca di lavoro. Sono segnali pesanti che non dobbiamo assolutamente sottovalutare».

Un'interrogazione parlamentare è stata inviata al ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e al ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, per sapere «quali iniziative urgenti il governo intenda assumere per la salvaguardia i posti di lavoro di questa azienda e per la tutela di tutti i lavoratori, sempre più spesso vittime della delocalizzazione selvaggia delle multinazionali - scrive il deputato del Pd Nicola Pellicani autore dell'atto -. Speedline un’eccellenza nel panorama nazionale e internazionale, che rifornisce cerchi in lega a marchi come Ferrari e Porsche, con precisi impegni di investimento presi con il territorio, delocalizza. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro attraverso l’unità di crisi della Regione Veneto ha chiesto la convocazione di un tavolo al ministero dello Sviluppo economico, spiegando la disponibilità a discutere di un nuovo piano industriale o di qualsiasi prospettiva implichi il mantenimento di tutti i posti di lavoro nel sito veneziano».

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