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Grandi navi, le compagnie cercano lo sprint: "Canale subito, poi valutiamo altre soluzioni"

Spettro declassamento invocato dalla Cruise Lines Association, che chiede il Vittorio Emanuele in tempi rapidi: "Rischiamo di perdere il 90% degli affari". Pronto il dossier dopo i test in Olanda e Danimarca. Impatto ambientale? "Macché, inquiniamo meno dei vaporetti"

Subito il canale Vittorio Emanuele, unico rimedio immediato per superare la fase di stallo delle navi a Venezia. Così i "colossi" della crocieristica europea vogliono mettere il punto a una questione che si trascina almeno da cinque anni. Non per niente si spinge nella stessa direzione di Brugnaro, che secondo i vertici di Clia (Cruise Lines International Association) "in qualità di sindaco rappresenta la maggioranza dei veneziani". "Mettere sul tavolo soluzioni alternative rallenta la soluzione certa di oggi - precisa Roberto Martinoli, presidente di Clia Italia, in riferimento all'opzione Marghera - Siamo disponibili a valutare qualunque soluzione per il futuro, ma non siamo disponibili a procrastinare questa possibilità. Significa che possiamo collaborare alla realizzazione di un terminal a Marghera, forti anche di una certa esperienza sul campo. Purché questo non rallenti il processo attuale".

VITTORIO EMANUELE E MARGHERA

Non è tanto una questione di stazza. La quota di 96mila tonnellate rappresenta un limite "virtuale", più che legato a fattori effettivi di inquinamento, e fu tarata all'epoca sulle navi Panamax. Con la realizzazione del Vittorio Emanuele, è stato detto, si sceglierà se continuare o meno a imporre un limite che, dal punto di vista tecnico, potrebbe essere esteso. L'importante, per le compagnie, è cominciare. Anche in previsione di ulteriori sviluppi ed eventuali investimenti economici a Marghera, appunto: "Abbiamo dimostrato di essere pronti a contribuire nella costruzione di infrastrutture, siamo disponibili a operare a Venezia". "Con il superamento dello stallo - ha spiegato Martinoli - ci sono i margini per tornare ai livelli di mercato precedenti al Clini-Passera per poi crescere ancora. Il settore è in forte espansione, a livelli del 5% l'anno". Un impatto economico positivo che, secondo l'associazione, fa bene alla città: "Quello delle crociere non è un turismo mordi e fuggi - è stato detto - non solo perché Venezia è homeport, quindi la maggior parte degli ospiti abbina un periodo di vacanza a Venezia alla crociera, ma anche perché il crocierista ha una spesa pro-capite superiore alla media".

RICADUTE ECONOMICHE

I presupposti restano quelli di sempre: "Nessuno vuole le navi nel canale della Giudecca". Lo ribadisce Martinoli, che però sciorina anche tutti i benefici che il settore porta a Venezia: "Trovano lavoro circa 4.300 persone e 200 aziende del territorio. L’arrivo delle navi comporta una spesa delle compagnie di 436,6 milioni di euro a livello nazionale (di cui 283,6 sul territorio veneziano e 153 nel resto d’Italia) e fino a 170 milioni di euro di indotto, rappresentando il 3,26% del Pil del Comune e lo 0,96% di quello della provincia. Oltre 20 milioni di crocieristi provenienti da 200 paesi sono transitati a Venezia dal 1997. Se anche le crociere rappresentano solo il 5% di chi arriva in città ogni anno, sono strategiche perché rafforzano l’attrattività dell’economia turistica del territorio e di tutto l’Adriatico". Per qualcuno è la dimostrazione che la crocieristica fa bene al territorio, per altri che le navi sono una specie di "male inevitabile" se si vuole che a Venezia restino lavoro e sviluppo. Ma c'è anche chi pensa che l'economia veneziana dovrebbe tentare il più possibile di slegarsi dal turismo.

RISCHIO DECLASSAMENTO

I numeri sono comunque in calo costante da quando è stato introdotto il decreto Clini-Passera, a seguito del quale le compagnie si sono auto-imposte il limite di 96mila tonnellate per i transiti a San Marco. "Abbiamo perso mezzo milione di passeggeri in 5 anni, con conseguente impatto negativo occupazione - spiega Martinoli - erano 1,8 milioni nel 2013, 1,5 nel 2016, saranno 1,3 nel 2017. Venezia ha perso 10 milioni di euro nel 2014 rispetto al 2013, 40 milioni nel 2015. Nei primi 6 mesi del 2017 registriamo un calo del 13% dei passeggeri e del 15% delle toccate nave (27 navi in meno). Un altro -11% è previsto nel prossimo anno". Nel frattempo nessuna soluzione alternativa è stata attivata. La preoccupazione maggiore riguarda l'eventualità che Venezia perda lo status di home port (porto di partenza e arrivo delle navi), con enormi ricadute dal punto di vista economico. Non solo per la laguna ma per tutto l'alto Adriatico. "Nell’ipotesi che fosse vietato l’arrivo delle navi superiori alle 40 mila tonnellate il numero di crocieristi si ridurrebbe del 90% rispetto al 2012, la spesa per beni e servizi locali dell’85% (40 milioni contro 283,6 mln) e l’occupazione dell’83% (600 lavoratori a fronte di 3.660)".

SIMULAZIONI IN OLANDA E DANIMARCA

Le compagnie di crociera hanno effettuato dei test sulla possibilità di accesso alla Marittima attraverso il canale Vittorio Emanuele. Tra il 29 agosto e il 1 settembre, in Olanda (Centro CSMASRT di Almere) e Danimarca (Force Technolgy Institute di Copenaghen) si sono svolte simulazioni congiunte da parte di Royal Caribbean, Carnival-Costa, MSC e VTP su sei navi di diverse dimensioni. Il risultato è stato definito positivo, tanto che le compagnie sono pronte a iniziare le attività necessarie all’utilizzo della nuova rotta. "Confidiamo - concludono - che Autorità Portuale e Capitaneria diano quanto prima corso alle ulteriori verifiche previste per legge". La sintesi dello studio è già a disposizioni delle autorità, mentre il dossier completo sarà consegnato a breve.

BATTAGLIA SU INQUINAMENTO E IMPATTO AMBIENTALE

Sembra di sentir parlare due lingue diverse. Da una parte ambientalisti e comitati vari che non perdono occasione per ricordare quanto le grandi navi siano devastanti per la città e l'ecosistema lagunare. Dall'altra i crocieristi che negano tutto: niente onde, poco inquinamento, impatto minimo. E riportano i dati di Arpav: "Il traffico portuale emette il 18% di polveri sottili, traghetti e navi il 12% e il traffico locale il 14%. Le navi da crociera contribuiscono in estate per l’8% all’inquinamento della città, mentre di inverno si scende al 2%. Da maggio a ottobre, quando passano le navi, non c’è stata una sola irregolarità nella presenza delle polveri pm10". "L’amministrazione riconosce Arpav come ente competente sulle rilevazioni ambientali - sottolinea Martinoli - E noi ci basiamo su quelle. Le rilevazioni dei comitati non sono attendibili, non è attendibile qualcuno che con una 'pistoletta' misura il livello di inquinamento in un solo punto in un determinato momento. Atteniamoci alle misurazioni ufficiali". L'associazione dei crocieristi aggiunge che negli ultimi anni le compagnie hanno rinnovato buona parte della propria flotta e adottando sistemi di pulizia dei gas che riducono l’emissione di alcuni agenti inquinanti di oltre il 90%.

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