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Il sequestro della squadra mobile

Il sequestro della squadra mobile

Turisti dissanguati da un trio di "clonatori" mestrini, otto denunce

La squadra mobile ha arrestato in flagrante tre 48enni che avevano messo in piedi una organizzazione ramificata con attività compiacenti

Erano riusciti a mettere in piedi un reticolo di "teste di legno" e di commercianti compiacenti in grado di far fruttare in poco tempo centinaia di migliaia di euro. Non è stato nemmeno semplice per gli uomini della squadra mobile di Venezia smascherarli, dato che usavano tutte le precauzioni possibili per non lasciare tracce. Tre mestrini, tutti di 48 anni, sono finiti in manette in flagrante nei giorni scorsi mentre 8 persone residenti nel Veneziano sono state denunciate al termine dell'operazione "Taxi Driver". Al momento dell'arresto i tre erano in possesso sia di carte clonate, sia di altri strumenti che li collegavano in maniera inequivocabile alla loro attività criminale (mentre ufficialmente erano disoccupati).

Il nome dell'operazione deriva dal fatto che le indagini sarebbero scaturite da un dipendente di una ditta di taxi che, grazie a uno skimmer, riusciva a clonare le carte di credito dei clienti. Li sceglieva con cura: soprattutto stranieri, in modo da rendere difficoltosa la sua individuazione. Il tassista è stato quindi denunciato, mentre le manette sono scattate per i tre che conducevano il "gioco" (che durava da circa un anno), tra cui un mestrino dalle elevate capacità informatiche. Gli accertamenti sono scattati circa sette mesi fa, ma è possibile che la banda fosse attiva da molto tempo prima, vista la sua complessità.

Otto le perquisizioni, che hanno confermato i sospetti degli investigatori tra carte di credito clonate, hardware e software dedicati e numerose tessere e POS collegabili a conti correnti di varie ditte inesistenti. Queste ragioni sociali servivano per far convogliare i soldi dopo le "strisciate" in macchine POS modificate in conti che poi venivano dissanguati. Le tre menti dell'organizzazione quindi dovevano contare su una rete di prestanome, che poi si intascavano parte della torta. Il modus operandi consisteva nella clonazione di carte di credito di ignari turisti stranieri durante i pagamenti in esercizi commerciali e attività compiacenti nel territorio veneziano. C'erano un ristoratore mestrino per esempio, o altri commercianti.

La banda infatti poteva contare su alcuni dipendenti "infedeli" o su titolari complici, che riuscivano così ad arrotondare gli introiti. Nel momento in cui le carte di credito o i bancomat erano stati clonati, venivano strisciati in macchinette bancomat o POS delle aziende illegali, giustificando così delle operazioni finanziarie fittizie. A quel punto bastava prelevare dai conti di due società costituite ad hoc (delle scatole vuote senza sede) e il gioco era fatto. I soldi poi venivano divisi in percentuale rispetto al ruolo ricoperto nell'organizzazione. O i complici trattenevano una parte delle operazioni illegali, o i loro soldi li vedevano a operazione "completata".
 

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