Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca San Donà di Piave

Cocaina a giovani clienti nell'area di San Donà, banda smantellata

Operazione dei carabinieri. Cinque persone coinvolte, due però sono irreperibili. Il giro di spaccio andava avanti dal 2016

Un giro di spaccio di cocaina è stato scoperto e bloccato dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di San Donà: sono cinque le persone indagate e destinatarie di misure cautelari per i reati di detenzione e spaccio di droga, di cui quattro di nazionalità albanese (di 47, 33, 30 e 27 anni) e una donna, romena di 30 anni. Tutto è iniziato a gennaio, con l'arresto a Ceggia di A.A., uno dei componenti della banda - il 47enne - il quale era stato trovato in possesso di un certo quantitativo di sostanza: in seguito al processo era stato condannato a 3 anni e 10 mesi di reclusione, pena che sta attualmente scontando ai domiciliari.

Cocaina sulle strade

A partire da quell'arresto il lavoro degli investigatori ha permesso di riscostruire la rete dei consumatori, perlopiù giovani del luogo, e dei loro fornitori: non solo il 47enne, ma anche i suoi soci in affari. I militari sono riusciti a documentare una serie di cessioni al dettaglio che andava avanti in maniera continuata almeno dal 2016 e che si svolgeva in tutta l'area del Basso Piave. Bastava un contatto telefonico con cui cliente e pusher si mettevano d'accordo su luogo e orario, dopodiché si incontravano per lo scambio, generalmente per strada e in zone appartate.

Due latitanti

Gli elementi raccolti hanno convinto l'autorità giudiziaria a emettere le ordinanze cautelari e ieri sera i militari hanno eseguito le relative notifiche: per tre degli spacciatori - gravitanti nel Sandonatese - è stato emanato un obbligo di dimora con divieto di uscire dalla propria abitazione nelle ore serali e un divieto di permanenza nel comune di San Donà e limitrofi. Altri due componenti della banda risultano irreperibili perché si trovano all'estero (uno di questi rimpatriato a seguito di espulsione). Infine, un soggetto italiano è stato rinviato a giudizio perché, nel corso delle indagini, ha fornito false dichiarazioni ai carabinieri nel tentativo di depistarli.

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