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"Stop alle schifezze dall'Europa": agricoltori veneziani al Brennero

Lunedì appuntamento per bloccare i camion con prodotti esteri destinati a diventare "finto made in Italy". C'è Giorgio Piazza, presidente Coldiretti Veneto

Sono in migliaia al passo del Brennero, lunedì mattina: dalle 9.30 gli agricoltori della Coldiretti provenienti da tante regioni d'Ialia presidiano il valico per difendere l’economia e il lavoro delle campagne dai traffici di "schifezze di bassa qualità", che varcano le frontiere per essere spacciate come italiane. Così è stato fermato il primo camion austriaco, con un carico di 4.922 chili di pancetta con etichetta illeggibile e destinata ad una ditta di trasformazione veronese: tra l'altro, a quanto pare, le pancette in queste condizioni non hanno convinto neppure i Nas, che avrebbero disposto il vincolo sanitario sul prodotto.

Ed è solo il primo atto della protesta, a cui hanno preso parte anche centinaia di produttori veneti e veneziani, e che vedrà il presidio proseguire almeno fino al giorno successivo. Sul posto rappresentanze da Mirano, San Donà e Portogruaro, oltre al presidente di Coldiretti Veneto, il portogruarese Giorgio Piazza. Una manifestazione che, secondo le parole dell'associazione, intende "fermare i traffici di una Europa che chiude le frontiere ai profughi e le spalanca alle schifezze". "Vogliamo denunciare gli effetti dei ritardi e delle omissioni dell’Unione Europea - specifica Coldiretti - che favoriscono le speculazioni e che stanno provocando l’abbandono delle campagne, con effetti irreversibili sull’occupazione, sull’economia e sull’ambiente".

L'iniziativa prevede che autobotti, camion frigo e container siano verificati senza tregua dagli agricoltori per smascherare il "finto Made in Italy", dai prosciutti ai pomodori, ma anche il commercio di surrogati e sottoprodotti che abbassano la qualità, come le polveri di latte e le cagliate da utilizzare per fare formaggi al posto del latte vero senza indicazioni in etichetta. "In assenza di regole sulla provenienza e sulle caratteristiche dei prodotti - concludono gli agricoltori - la concorrenza sleale è insostenibile, con prezzi riconosciuti agli agricoltori che sono scesi al di sotto dei costi di produzione, con la drammatica chiusura delle aziende e senza alcun beneficio per i consumatori, come dimostra il dossier elaborato dalla Coldiretti".

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