Quel collegamento ferroviario all'aeroporto con il cappio che molti vorrebbero diverso

Commissioni IV e V sull'opera mercoledì mattina. Rfi risponde colpo su colpo alle osservazioni. Il progetto legato alla seconda e terza pista del masterplan di Save. «Così Venezia diventa area d'interesse strategico nazionale»

Stazione del progetto di collegamento ferroviario con l'aeroporto, rendering

Corrisponde al vero che alla presentazione pubblica del progetto Italferr (Ferrovie dello Stato) di collegamento ferroviario con l'aeroporto Marco Polo, che dalla linea Venezia-Trieste in corrispondenza di Dese, raggiunge lo scalo, nessuno si è opposto o messo di traverso al piano infrastrutturale strategico di Rfi (Rete ferroviaria italiana). Ma è vero che in tanti lo hanno chiesto diverso. E avrebbero voluto che fosse discusso prima. Ora invece attende la Via (Valutazione impatto ambientale) della Regione. Alla Conferenza dei servizi, prossima tappa della presentazione-approvazione, mancano 13 giorni.

Il cappio

Questo il termine per le osservazioni. Politici, comitati, cittadini, anche quelli direttamente coinvolti perché abitanti a Tessera o Dese, potenzialmente intercettati da questa linea, hanno riconosciuto l'imponenza e l'importanza dell'opera, seguendo il primo cittadino Luigi Brugnaro. Non disconoscendone però l'impatto. Per questo, per lo più, hanno chiesto ancora che ci sia una documentazione del rapporto costi-benefici della stessa. Dal 2001, anno di nascita del progetto, ad oggi, con un primo parere positivo del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), arrivato nel 2005, davanti a 4 anni di lavori previsti sull'area e 500 milioni di euro pubblici da spendere, nessuno documenta con un buon margine di certezza che il progetto a cappio sia insostituibile. Per questo, che è il punto fragile dell'imponente opera pubblica, chi avverte incertezza chiede almeno di rinunciare al cappio (foto in basso del "cappio", ossia della struttura ferroviaria che dovrebbe portare i treni, compresa l'alta velocità, all'aeroporto Marco Polo con il doppio passaggio anzichè utilizzare una stazione di testa).

Schermata 2020-06-08 alle 17.20.31-2

Il 4 maggio scorso la Regione Veneto, nell'ambito della procedura di Via (Valutazione impatto ambientale), ha pubblicato il progetto definitivo del collegamento. Nel frattempo, la Municipalità più coinvolta, quella di Favaro, è arrivata al punto di approvare all'unanimità, maggiornaza e opposizione assieme, pochi giorni fa, la richiesta al sindaco e alla giunta del Comune di farsi portavoce delle esigenze del territorio, pur di fronte a un'opera valutata di interesse nazionale. 

La gente del posto

Ad esempio, a Tessera, in quella zona ci sono due importanti realtà produttive. Una è la Superbeton, l'altra è la Berti. Quest'ultima, ditta di lastre in vetro per infissi, come sa la gente del posto è viva per miracolo. Doveva fallire. Aveva portato i libri in tribunale. Poi grazie a un progetto della Regione, dei sindacati e del Comune, con altre istituzioni economiche del territorio è stata rilevata dagli ex dipendenti e restituita alla gente e all'economia locali. Andando ancora di più nel dettaglio della vita quotidiana delle persone, che verrebbero interessate dalla grande opera, ci sono i proprietari di casa. Non solo quelli che espropriati, avranno diritto a un risarcimento per legge e sempre in base all'altro principio costituzionale della pubblica utilità. Ma anche quelli che risiedono nelle vicinanze dell'infrastruttura, che una volta realizzata determinerà dei vincoli che prima i privati non avevano. Ci saranno rumori e polveri da tollerare, anche se Rfi per questo ha dato garanzie, come del resto per il rispetto della fragilità ambientale, lagunare, paesaggistica e perfino archeologica, considerato che lì c'è il sito di Altino che continua a far affiorare reperti. «I pannelli fonoassorbenti che sono stati esclusi perchè non necessari - dice il consigliere Alessandro Baglioni - vengano messi lo stesso perché, se Rfi non lo sa, nella zona tra Dese e Praello, dove c'è via Bosco Costa, il rumore per via della tratta ferroviaria presente, è già fuori norma». «Abbiamo ascoltato per anni i residenti del territorio - scrive Monica Sambo - Va ripensato il cavalcavia che dalla strada provinciale 40 collega via Bosco Costa in direzione Praello, scavalcando il ramo di ferrovia in direzione Venezia (con la soluzione progettata i ciclisti si troverebbero a dover affrontare prima i sottopassi della bretella autostradale per poi risalire al piano campagna e quindi salire nuovamente sul cavalcavia)».  

L'utilità pubblica

E infine, lo chiedono praticamente tutti, si faccia a meno del cappio. Ritornando al progetto più semplice del collegamento a doppio binario con stazione interrata in sostituzione dell’attuale soluzione Rfi. «Lo sfiocco in località Dese e il cappio risultano impattanti per il territorio, con demolizioni e interclusione di ampie aree. Queste problematiche aprono una questione politica tale da richiedere una rivisitazione e una modifica parziale del progetto stesso. Accettarlo così vorrebbe dire fallire l'obiettivo principale: ampliare al massimo il suo target di utilizzo e collegare le grandi realtà metropolitane regionali e interregionali, considerando che la lunga percorrenza già collega le stazioni centrali delle città», scrive il consigliere Claudio Giubbilo. Il cappio permette di guadagnare qualche minuto di tempo in termini di velocità del collegamento, dice Rfi, e dà più garanzie di solidità infrastrutturale, in caso di qualsiasi evenienza futura. Ma quali sono le garanzie che dà al territorio in termini di indispensabilità dell'opera per la gente del posto? Si continua a evidenziare l'intermodalità, lo dice anche Rfi. La stazione sarà utilizzabile da chi arriva in auto o autobus, tanto che si prevede un tappeto mobile per il transito rapido all'interno della stazione fino allo scalo aereo. Per questo tutti tornano alla domanda dell'utilità pubblica del progetto rispetto all'imponenza dell'opera.

Rfi e Save

Secondo l'ingegner Marini di Rfi, ad un certo punto, in corrisponza dell'abitato di Dese, sulla linea Venezia-Trieste si innestano due bivi, uno sul lato Venezia e l'altro sul lato Trieste, formando un triangolo e poi un traccaiato di due chilometri che supera Dese, con il ponte, e poi va in trincea. Lo ha spiegato oggi, mercoledì 10 giugno, durante la discussione del progetto in quarta e quinta Commissione consiliare. Ci sarebbero due fermate, quella dello stadio e poi quella della galleria artificiale a cappio sotto l'area aeroportuale. Il problema della incompatibilità con lo stadio Rfi l'avrebbe chiuso, garantendo che la struttura sul quadrante non viene a essere messa in discussione dal collegamento ferroviario. L'altro dubbio, sollevato dal consigliere Emanuele Rosteghin, riguarda la seconda e terza pista del masterplan di Save per l'aeroporto di Venezia. Ed è qui che Rfi svela la relazione fra il cappio e l'espansione dello scalo. Il senso del primo è legato alla crescita ulteriore di volume di traffico del secondo. E questo, non il beneficio per il territorio in cambio dei sacrifici richiesti, giustifica più verosimilmente la linea doppia di andata e ritorno del binario che porta i Freccia di Trenitalia agli aerei.

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Intermodalità

L'impatto più forte sarà sulla A27, spiega l'ingegnere di Rfi, stessa cosa sulla Triestina, quando si dovrà deviare il tracciato della statale per fare la galleria. «Ma dopo il cantiere ritorna tutto a posto». La parte piu importante dell'opera è la stazione dell'aeroporto, interrata con uno sviluoppo di circa 300 metri, e l'apertura verso l'alto per via delle norme antincendio. «Il cappio e tutta la galleria saranno in posizione baricentrica, collegata con il terminal esistente con il tappeto mobile. Ci sarà anche un parcheggio per l'accesso alla stazione per gli utenti che non vanno all'aeroporto, ma che lo utilizzano come fermata regionale per collegarsi con le Frecce. L'intermodalitià è quindi completa - e per quanto riguarda il cantiere - è lungo il tracciato, sulla sede del tracciato stesso, con metodo Milano per realizzare le opere di questo tipo con minor impatto possibile», passando sopra la superficie e poi andando alla lavorazione sotterranea. Parte del cantiere si avvicina alle Cave di Gaggio, dove c'è l'oasi naturalistica, ma secondo Rfi senza alcuna interferenza, visto che sono previste complanari alternative, mentre la terra asportata andrà a bordo dei camion nelle aree libere di Save. Treni ed aerei collaborano anche durante la fase di cantierizzazione, dunque. Tutto a posto, secondo Gloria Dajelli esperto Rfi, sul versante dell'impatto ambientale. Mitigazioni e compensazioni previste, carotaggi e monitoraggi anche in corso d'opera.

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