Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca

Collettivi contro violenza e sessismo che discrimina. «Siamo corpi che vogliono vivere»

Nel giorno della festa della donna Laboratorio Climatico Pandora, Collettivo Artemisia, Assemblea Queer We Go - Morion e Non una di meno hanno ricordato nella mobilitazione la tragedia di Cutro. «Decine di corpi a cui è negata la libertà di movimento»

Collettivi in piazza contro ogni forma di violenza e discriminazione sessuale. Laboratorio Climatico Pandora, Collettivo Artemisia, Assemblea Queer We Go - Morion e Non una di meno, hanno declinato in questa chiave la loro mobilitazione nel giorno della "festa della donna". «In tanti abbiamo manifestato per ricordare che nei nostri territori ci sono corpi che vivono e che vogliono vivere, ogni giorno, in ogni parte del mondo - affermano -
Le voci con cui oggi abbiamo espresso la nostra rabbia si sono rivolte alle varie facce della violenza sessista e discriminatoria che continua a opprimere ed emarginare corpi e soggettività».

Dalle molestie alla violenza economica, dalle politiche razziste al sessismo istituzionale, dalla salute riproduttiva alla formazione, dallo sfruttamento dei territori a quello dei corpi. «In molti campi della nostra vita viviamo gli effetti di un sistema che ancora classifica quali vite valgono più o meno di altre, quali sono i corpi e i territori “sacrificabili” in virtù del profitto di pochi. Proprio per questo abbiamo deciso di prendere parola in maniera forte sulla strage di Cutro», il naufragio in cui hanno perso la vita più di settanta persone, neonati e bambini, davanti alla coste calabre mentre a bordo di un barcone cercavano di raggiungere il nostro Paese. «Decine di corpi - continuano i collettivi - a cui è negata la libertà di movimento, su cui si gioca con politiche fasciste e razziste. La loro vita non vale meno, non è sacrificabile. Oggi, come domani e sempre, scenderemo in piazza con tutto il nostro dissenso per un modello che limita la libertà dei nostri corpi. Nessuno può permettersi di decidere sulle nostre vite in nome di qualche privilegio, siamo corpi che si autodeterminano».

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