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Il carcere femminile della Giudecca

Il carcere femminile della Giudecca

Colleziona reati e condanne, donna in manette nell'alloggio popolare

Una 33enne rom di Marghera cumulando le pene ha superato i tre anni di reclusione. Quindi per lei si sono aperte le porte del carcere femminile

Furti, rapine, resistenza a pubblico ufficiale e bancomat clonati. Una 33enne veneziana di origini rom dal 2001, secondo le forze dell'ordine, non ha mai lavorato. Nemmeno un giorno. Non che rimanesse con le mani in mano. Tutt'altro. Assieme al marito si sarebbe resa protagonista di vari reati. Anche recentemente. Borseggi, portafogli trafugati. Tutto finiva nel mirino della coppia, residente tra l'altro in un alloggio popolare di Marghera. Le ultime segnalazioni sono arrivate da clienti derubati mentre facevano la fila nei supermercati della zona e da anziani, raggirati da persone che somigliano ai due.

Venerdì mattina gli agenti del commissariato locale si sono presentati all'abitazione della 33enne e l'hanno arrestata. Motivo? L'ultima condanna arrivata nei suoi confronti, cumulata alle altre, ha fatto superare il periodo di tre anni di detenzione ancora da scontare. Revocandole l'affidamento ai servizi sociali e aprendo nei suoi confronti le porte del carcere femminile della Giudecca, dove la donna dovrà rimanere reclusa fino al 2017 per furti in abitazione e rapina aggravata.

Ma altri episodi sono ancora pendenti in processo, tra cui clonazione di bancomat e possesso ingiustificato di chiavi e grimaldelli che le servivano per "operare". Nel 2006, ristretta agli arresti domiciliari, la 33enne evase per commettere una rapina. Poi venne di conseguenza affidata in prova ai servizi sociali. Ora, invece, l'arresto.

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