Comitatone, occhi delle associazioni puntati su manutenzione e grandi navi in laguna

A un passo dal vertice romano di martedì i gruppi d'interesse avanzano le loro richieste. Diportisti: "Sicurezza per la navigazione". Italia Nostra: "Stop al degrado, via le grandi navi"

Al comitatone di martedì a Roma, da cui dipende il futuro assetto commerciale, turistico, ambientale e strategico di Venezia, mancano poche ore. Numerose sono le richieste, le criticità e i punti di attenzione evidenziati da varie associazioni del veneziano che ruotano attorno al patrimonio lagunare del territorio. Da un lato i diportisti chiedono "maggiore attenzione alle tematiche della sicurezza per la navigazione", dall'altro Italia Nostra preme per "un'inversione del processo di degrado del bacino lagunare e l'eliminazione delle cause che lo hanno provocato", cioè, fra queste, "le grandi navi incompatibili".

Il gruppo Diportisti Laguna Veneta

Rivolgendosi a tutti i sindaci dei Comuni che si affacciano sulla laguna e sull'Adriatico, l'associazione sottolinea che "la manutenzione delle bricole risulta inadeguata a garantire l'incolumità delle persone in navigazione. I manufatti lignei sono soggetti all'aggressione di un mollusco xilofago (teredine) che ne accelera rapidamente il deperimento e l'erosione, e la rottura di questi pali comporta una duplice insidia per la navigazione, sia per la parte dei pali vaganti nell'acqua, sia per la parte degli stessi manufatti che rimangono nella sede originaria di impianto (cosiddetti spezzoni o monconi)".

Il gruppo ricorda: "negli ultimi anni sono avvenuti molti incidenti nautici proprio a causa della mancanza di una segnaletica idonea di delimitazione dei canali, così come denunciato più volte dai quotidiani locali. Visto che le risorse messe a disposizione del Provveditorato interregionale delle opere pubbliche per il Triveneto sono assolutamente insufficienti per ripristinare le condizioni di sicurezza minima della navigazione - si legge nella lettara - e considerata  la ravvicinata convocazione da parte del Governo di un comitato misto "Comitatone" per la discussione di temi per la salvaguardia di Venezia e della sua Laguna, i diportisti propongono all'ordine del giorno della riunione la trattazione della emergenza bricole, al fine di sensibilizzare il Governo a destinare adeguate risorse per la messa in sicurezza della navigazione nella Laguna Veneta".

La situazione delle bricole

"Sono circa 7.500 sparse per tutta la laguna - spiegano i diportisti - e si presentano nella maggior parte dei casi in una crescente condizione di degrado ed incuria. I livelli di criticità sono elevati e la mancanza di manutenzione comporta un notevole aumento di pericolosità per la navigazione: una vera e propria minaccia alla pubblica incolumità! Tali manufatti sono per lo più vetusti se non addirittura mancanti laddove erano stati
posizionati. Si staccano continuamente dalla loro sede originaria e finiscono per galleggiare indisturbati lungo i canali della laguna con il conseguente rischio, essendo semi sommersi, di incocciare con le imbarcazioni mettendo in pericolo la vita degli occupanti". Il gruppo perciò chiede che venga "avviato un vero e proprio processo di pianificazione programmata di interventi manutentivi di medio/lungo termine che, alla lunga, oltre a garantire maggiore sicurezza, sarebbe meno oneroso per l'Erario. Dovrebbe anche essere presa seriamente in considerazione la possibilità di impiegare materiali diversi dal legno di tipo riciclabile, e con un ciclo di vita media superiore al legno stesso".

"No alle grandi navi in laguna"

L'associazione Italia Nostra, da suo canto, preme sul governo al fine di allontanare il transito dei "condomini del mare" dalla laguna, avendo già provveduto a inviare, con questo scopo, un documento al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. "Il problema delle grandi navi - scrive l'associazione - impone una visione complessiva e lungimirante. Tale visione non può ridursi a riportare e avallare le proposte del presidente dell'Autorità di Sistema Portuale, Pino Musolino (con spesa di 20 milioni di euro per adeguare i canali Vittorio Emanuele e dei Petroli e 239-251 milioni per il progetto Marghera), che sono per loro natura di parte rispetto alla complessità delle problematiche relative alla Laguna di Venezia". 

Occorre attenersi, spiega Italia Nostra, "al rispetto di tutte le Leggi Speciali e dei piani vigenti che prescrivono il riequilibrio idrogeologico della laguna, l'arresto e l'inversione del processo di degrado del bacino lagunare e l'eliminazione delle cause che lo hanno provocato, l'innalzamento delle quote dei fondali determinatesi per l'erosione presso le bocche di porto e nei canali di navigazione. Queste norme, e molte altre, impongono il riequilibrio e il recupero morfologico della Laguna, attuabile solo eliminando le cause del degrado e dunque portando fuori della laguna le grandi navi incompatibili".

Precisa infine Italia Nostra: "Il nuovo Codice degli appalti per le opere pubbliche ha previsto la comparazione tra le alternative di progetto con dibattito pubblico, che non può essere fatta dall'Autorità del Sistema portuale (organo di parte) ma da una struttura pubblica terza. Vogliamo sperare che il ministro Graziano Delrio saprà dar seguito alle nostre legittime istanze".

 

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