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Foto di Francesca Di Benedetto

Foto di Francesca Di Benedetto

Centro di fusione nucleare: la debacle agita le acque della politica e dei sindacati

All'attacco Cgil, Cisl e Uil, che in una nota condivisa chiedono al Comune un tavolo sul futuro di Porto Marghera. Pd e i Cinque Stelle: "Bonifiche? Solo annunci, nulla di concreto"

Un fuoco di fila che è iniziato da mercoledì pomeriggio, quando l'Enea, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha pubblicato la graduatoria riguardante le città che hanno partecipato al bando per ospitare un centro di ricerca sulla fusione nucleare di tecnologia avanzatissima e, soprattutto, con investimenti milionari. Porto Marghera è finita in zona retrocessione, nonostante l'impegno di Comune, Regione e Università di Padova, che è stata fin da subito della partita. 

Opposizioni e sindacati all'attacco

Numerosi i commenti da parte degli esponenti dell'opposizione di Ca' Farsetti, così come del mondo sindacale: "Venezia perde un'ulteriore opportunità - dichiarano in una nota congiunta Enrico Piron, Paolo Bizzotto, Gerardo Colamarco, rispettivamente segretari veneziani di Cigl, Cisl e Uil - La bocciatura nella gara bandita dall’Enea riporta a galla, ancora una volta, i problemi che affliggono il nostro territorio. L’esclusione di Porto Marghera, finita terzultima su nove candidate, è da attribuire all’assegnazione da parte della commissione dell’Enea di zero punti su due dei 19 criteri utilizzati e di 1.51 punti su un terzo criterio. Il problema sta proprio in questo, e cioè che il punteggio attribuito nei tre criteri indica che nell’area indicata nel progetto non c’è una certificazione ambientale, nessuna garanzia per i tempi di rendere disponibile l’area ed inoltre il valore delle infrastrutture presenti è considerato prossimo allo zero. Questi tre temi sono i temi che da anni sono al centro del confronto tra istituzioni e parti sindacali e datoriali. Da tempo il sindacato sta chiedendo che il completamento delle bonifiche sia la priorità per garantire nuovi investimenti necessari a garantire il mantenimento e lo sviluppo delle attuali realtà industriali presenti sull’area e per nuovi insediamenti basati sul manifatturiero, sulla green economy, sulla ricerca, sull’impresa 4.0. Diventa ora indispensabile la convocazione di un tavolo di lavoro su Porto Marghera, alla presenza dei soggetti produttivi, della Regione del Veneto e della Città Metropolitana al fine di affrontare per tempo tali problematiche e per attivare da subito ogni procedura che non vanifichi gli sforzi realizzati fino a qui".

Cinque Stelle all'attacco: "Film già visto"

"Stiamo guardando un film già visto dove la morale ci insegna che i fatti sono un’altra cosa rispetto alle parole e ai lustrini sparsi per propaganda”. Così commenta Sara Visman, capogruppo dei pentastellati, l'esito negativo della gara: "Venezia si rivela essere un gigante dai piedi d’argilla, una Cinecittà con facciate di prestigio ma poggiate su strutture inconsistenti - continua la consigliera - Si “scopre” che dell’area presentata non sono state prodotte le certificazioni richieste e che il sito non è ancora nelle disponibilità del Comune. Su questo volevo anche ricordare un’interpellanza del mio collega Davide Scano risalente al 5 aprile 2016, ben due anni fa dove si chiedevano lumi sul ritardo per l’acquisizione dell’area in questione. Come l'amministrazione abbia solo potuto pensare di concorrere contro realtà molto più strutturate ed efficienti è un mistero, di certo riteniamo non basti pubblicizzare il rilancio di Marghera con un faro dal nome altisonante per ottenere credibilità".

Il Pd: "Problema bonifiche"

Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario comunale del Partito Democratico, Giorgio Dodi, che in una nota punta il dito sui problemi "delle bonifiche e della proprietà delle aree". "Ancora una volta paghiamo l'immobilismo di una giunta troppo indaffarata nel cancellare quanto di buono realizzato in passato, piuttosto che nel cogliere le opportunità offerte dal presente - continua l'esponente Dem - Nel 2014 la Giunta di centro-sinistra aveva previsto la costituzione della newco Marghera Eco Industries, società poi realizzata dal commissario e creata proprio per portare a termine il trasferimento delle aree ex Syndial al Comune di Venezia. Società che il sindaco Brugnaro, dopo l'uscita della Regione, ha bellamente messo in liquidazione e definitivamente chiuso, mandando a monte mesi di trattative. Trattative che, peraltro, prevedevano che Eni si facesse carico del costo di quelle bonifiche che oggi sarebbero state oltremodo utili proprio ai fini del progetto del polo per la ricerca sulla fusione nucleare". La domanda che ci poniamo è questa: se un ente pubblico non viene a Porto Marghera per la mancanza di garanzie su aree e bonifiche - conclude - come potranno venirci le aziende private, che prima di tutto chiedono certezze? Si apra subito un tavolo condiviso con le attività economiche".

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