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Fine vita, interviene il patriarca: "Rendere dignitosa la vita anche nei casi limite"

Monsignor Moraglia prende spunto dai casi di cronaca degli ultimi giorni. Dj Fabo e Gianni Trez hanno trovato la "dolce morte" in Svizzera: "Una sfida cui tutti siamo chiamati"

"Di fronte a chi ritiene di non aver più futuro e si dibatte in gravissime sofferenze fisiche, psicologiche e spirituali c’è innanzitutto il senso di un profondo rispetto, di una grande vicinanza e solidarietà". Anche il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, interviene nel dibattito tornato d'attualità in questi giorni dopo la morte in Svizzera di dj Fabo e, il giorno seguente, di Gianni Trez, 65enne veneziano. 

"Questi drammi e sofferenze interpellano l’uomo in quanto tale, sia egli credente sia non credente - commenta monsignor Moraglia - Chi segue e accompagna questi malati e i loro familiari constata come vi possano essere risposte fra loro differenti se non, addirittura, opposte. Rendere vivibile e dignitosa la vita umana anche in questi frangenti e nelle fasi di maggiore sofferenza: è questa la grande sfida di fronte alla quale tutti siamo doverosamente e appassionatamente impegnati e a cui sono chiamate a rispondere una scienza medica e una società che pongano l’uomo e la sua vita al centro di tutto, senza mai darsi per vinte".

Il patriarca per queste tematiche decide di rifarsi alle parole di Papa Francesco: "Ritengo sia questa la sfida di cui deve farsi carico una collettività che si vuole prender cura dell’uomo, mai considerato prodotto di scarto - sottolinea - I limiti che accompagnano l’uomo e che l’uomo sperimenta costantemente lungo la sua esistenza, al di là dei diversi convincimenti culturali, portano a considerare l’esistenza di soglie, demarcazioni e delimitazioni che dicono qualcosa di significativo per l’uomo e il suo agire; ebbene, la vita è la più rilevante di queste soglie che identificano l’uomo. In alcun modo - conclude - possiamo strumentalizzare il dolore e la disperazione di queste persone e dei loro familiari”. 
 

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